Mi chiamo Anna, ho 36 anni, sposata con Marco da dieci, due figli piccoli, lavoro come avvocatessa in uno studio affollato di Milano. Di fuori, sono la moglie perfetta: cena pronta, casa immacolata, sorrisi ai vicini. Ma dentro… dio, dentro brucio. Marco è un bravo padre, il sesso con lui è fuoco puro ogni sera, mi fa venire solo con un bacio sul collo. Eppure, mi manca qualcosa. L’attenzione. Lui torna stanco, mangia e crolla davanti alla TV. Io parlo, lui ascolta a metà. ‘Amore, raccontami della tua giornata’, gli dico, ma lui borbotta un ‘sì, dopo’.
Poi è arrivato Luca, il collega del piano di sotto. Ci conosciamo da anni, cene di lavoro, saluti frettolosi. Un giorno, al caffè, mi ha guardata negli occhi. ‘Anna, sembri esausta. Dimmi tutto’. E io ho riversato: i figli, il lavoro, Marco che non sente. Lui ascoltava, annuiva, mi sfiorava la mano. ‘Sei stupenda, non meriti di sentirti sola’. Il cuore mi batteva forte. Messaggi segreti: ‘Mi manchi già’. L’alliance al dito luccicava mentre digitavo. Paura? Sì, ma quel brivido… mi bagnava le mutande. Iniziavano le bugie: ‘Tardo in ufficio, riunione’. Marco: ‘Ok, fai attenzione’. Io correvo da Luca, il telefono vibrava di notifiche familiari. Dio, se mi scoprivano… ma proprio quello mi eccitava.
Il Segreto che Cresce nel Silenzio
Ieri, ennesimo appuntamento. Parcheggio sotterraneo vicino allo studio, ore 18, dovevo essere a casa per le 19:30. Luca mi aspettava in macchina, la sua Audi nera. ‘Vieni qui, troia mia’, sussurra montandomi in braccio. Bacio famelico, lingue che si intrecciano, le sue mani sotto la gonna. ‘Sei fradicia’, ride, infilando due dita nella mia figa rasata. Gemevo: ‘Shh, veloce, i bambini mi aspettano’. Mi slaccio la camicetta, i miei capezzoli duri come sassi. Lui li succhia forte, mordicchia. Io gli abbasso i pantaloni: cazzo grosso, più largo di Marco, vene pulsanti. ‘Prendilo in bocca’, ordina. Lo ingoio, lo lecco dalla base alla cappella, sapore salato, lo spingo in gola fino a lacrimare. ‘Brava puttana sposata’, ansima. Poi mi gira, a pecorina sul sedile. Entra di colpo, ‘Ahhh!’, urlo piano. Mi scopa duro, colpi secchi, la macchina cigola. ‘Senti come sei stretta, mentre tuo marito lava i piatti’. L’alliance graffia il suo petto peloso, contrasto che mi fa impazzire. Mi tocca il clitoride, vengo squirtando sul suo cazzo: ‘Cazzo, Luca, sto venendo!’. Lui accelera, ‘Prendo la mia figa’, e spara dentro, sperma caldo che cola sulle cosce. Pulisco con un Kleenex, bacio veloce: ‘A presto, amore mio’.
Guido a casa, figa che pulsa ancora, profumo di sesso represso con il deodorante. Entro, Marco: ‘Com’è andata?’. ‘Bene, stanca morta’. Sorriso innocente, abbraccio i bimbi. Cena, favole, letto con Marco che mi scopa piano, ignaro del seme di Luca dentro di me. Mi addormento eccitata, pensando al prossimo rischio. Colpa? Un po’. Ma questo segreto… è la mia droga. La doppia vita mi fa sentire viva, viva da morire. Domani, un altro messaggio. ‘Ti voglio’. E io, già bagnata, rispondo.