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La Mia Doppia Vita: L’Amante nel Maniero Fatato dell’Alvernia

Mi chiamo Sofia, sono italiana, sposata da dieci anni con Pierre, un ingegnere francese. Vivo a Clermont-Ferrand, avvocatessa rispettabile, sempre in tailleur impeccabile, con l’anello nuziale che brilla al dito. Fuori, sono la perfetta moglie borghese: cene di famiglia, riunioni in studio, sorrisi educati. Ma dentro… dio, dentro brucio. Da mesi ho una doppia vita. Lui si chiama Luca, un tipo misterioso che ho incontrato per caso vicino a Bry-sur-Sarme, quel paesino con le due chiese e la cappella della Vergine Nera. Discendente di chissà quale storia antica, custodisce un maniero in rovina, in mezzo al bosco vulcanico dell’Alvernia. ‘Paese di fuoco’, dicono. E io ci casco dentro come una stupida.

Ogni mattina mi sveglio accanto a Pierre, il suo respiro calmo, e penso a Luca. Il cuore mi martella nel petto. ‘Oggi no’, mi dico, mentre mi infilo le calze autoreggenti sotto la gonna. Al lavoro, tra atti e clienti, fisso l’anello. È freddo, come un cappio. Ma l’eccitazione sale: un messaggio sul telefono nascosto. ‘Vieni stasera. Il bosco ti aspetta’. Beh… non resisto. Dico a Pierre: ‘Riunione serale con un cliente’. Lui annuisce, fiducioso. Io sudo, le mutandine già umide. Guido verso il Puy, la bruma che avvolge gli alberi – cedri, querce, pini tortuosi. Il maniero emerge dalla nebbia, mattoni rossi screpolati, torretta storta, edera autunnale. Parcheggio lontano, cuore in gola. Rischio tutto: se mi beccano… ma è questo il brivido.

Il Segreto che Mi Divora Ogni Giorno

Entro piano, la porta scricchiola. Luca è lì, nell’atrio polveroso, camicia aperta sul petto glabro, occhi azzurri che mi divorano. ‘Sofia…’, sussurra. Mi butto su di lui. Le nostre bocche si scontrano, lingue avide. Sento il suo cazzo già duro contro la mia pancia. ‘Dio, mi manchi’, ansimo, mentre le sue mani mi slacciano la blusa. Il mio seno balza fuori, capezzoli turgidi. Lui li morde, forte. ‘Sei mia puttana segreta’, ringhia. Io gemo, ‘Sì, scopami qui, subito’. Mi gira contro il muro freddo, la pietra mi graffia la schiena. Tiro giù la gonna, mutandine a brandelli. Il mio culo esposto, la fica bagnata che gocciola. Lui sputa sulla mano, me la infila dentro – due dita, tre, mi apre. ‘Cazzo, sei fradicia’. Io ansimo, ‘Prendimi, veloce, prima che torni a casa’. Sento l’anello sfregare il suo cazzo mentre lo tiro fuori: grosso, venoso, cappella viola. Me lo infila in bocca un secondo, gusto salato. Poi mi penetra di colpo, fino in fondo. ‘Ahhh!’, urlo. Mi scopa selvaggio, colpi secchi, il rumore bagnato della mia fica che lo ingoia. Le gambe tremano, il cuore esplode. ‘Più forte, riempimi!’, lo incito. Lui mi afferra i fianchi, sbatte, sudore che cola. Io vengo prima, spasmi violenti, squirto sul pavimento. Lui grugnisce, ‘Prendo la tua figa sposata’, e sborra dentro, caldo, tanto, che mi cola sulle cosce. Resto lì, ansimante, il suo sperma che fuoriesce.

Mi rivestono in fretta, baci rubati. ‘Torna presto’, dice lui. Io annuisco, colpevole ma euforica. Guido indietro, la fica dolorante, profumo di sesso sulle dita. A casa, Pierre mi bacia: ‘Com’è andata?’. ‘Bene, stanca’. Sorrido, mentre sparecchio. Dentro, rido: lui dorme tranquillo, io rivivo ogni spinta. Questo segreto mi fa viva. Domani? Lo rifarò. Il rischio… mi fa venire solo a pensarlo.

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