La Mia Schiavitù Segreta con le Corde: Una Confessione che Brucia

Dio, non so da dove iniziare. Mi chiamo Sofia, ho 38 anni, sposata con Marco da dieci. Di giorno sono la commercialista perfetta: tailleur impeccabile, alliance al dito che luccica sotto le luci dell’ufficio, sorriso professionale per i clienti. La moglie devota, quella che cucina la pasta al pesto la domenica. Ma dentro… dentro brucia. Tutto è iniziato mesi fa, navigando di notte sul telefono, mentre Marco russava. Shibari, nawa-do, le corde che avvolgono la carne nuda. Immagini di donne legate, espressioni di puro godimento. Il cuore mi batteva forte, la fica si bagnava solo a guardarle. Volevo provarlo, ma con chi? Marco? Gliel’ho accennato una volta, mi ha guardato come una pazza. ‘Sei matta, Sofia?’. No, non lui. Ho trovato Raffaele su un forum. Messaggi segreti, consigli sui nodi. Mi mandava foto dei miei progressi, ‘Brava, la tua pelle è perfetta così tesa’. Imparavo da sola, corde juta ruvide contro i capezzoli. L’adrenalina del segreto mi faceva venire solo a pensarci. Oggi… oggi ho osato. Marco al lavoro, casa vuota. Camera ospiti, la stanza che non usa mai. Mi spoglio nuda, specchio che riflette il mio corpo da 55 chili, curve mature. Inizio con lo shinju, corde intorno ai seni che li strizzano, li fanno gonfiare. Sento il cuore in gola, l’alliance fredda contro la pelle calda. Matanawa sul basso ventre, che mi sfrega la fica già umida. Fisso le corde al soffitto, punto dei piedi a terra. Sto per sospenderMi…

…poi la chiave nella serratura. Merda. Marco? Presto, dice di tornare per un fascicolo con un amico. ‘Sofia?’. Il panico. Mi muovo, tutto si sbilancia. La calza che usavo come raccordo si spezza, finisco di lato, yoko tsuri, braccia legate, fica esposta. Non posso liberarmi. Entra. ‘Porca puttana, Sofia, che cazzo fai legata così?’. Voce scioccata. Chiude la porta. Sento passi, due paia. L’amico. Voglio morire, ma la fica pulsa. Mi bendano con un foulard. ‘Non dire niente, amore. Sembri una troia perfetta’. Mani su di me. Marco? No, pelle diversa. Dita sulla pancia, tra le cosce. ‘È bagnata fradicia’. Qualcuno lecca i capezzoli strizzati dalle corde. ‘Mmm, deliziosa’. Io gemo, ‘Fermatevi… no, continuate’. Il cazzo di uno preme sulla mia bocca, lo prendo, lo succhio affamata. Sapore salato, pelle vellutata. L’altro mi sbatte dentro, ‘Fica stretta, cazzo’. Mi penetra duro, oscillando con le corde. Cambiano, l’amico mi riempie la figa, Marco in bocca. ‘Succhia, puttana’. Vengo urlando, spasmi che mi scuotono. Sborrano dentro, caldo nella gola e nella fica. Tre orgasmi, corpi sudati che sfregano.

Il Segreto che Mi Divorava Dentro

Mi liberano piano, carezze tenere. ‘Era il tuo sogno, no?’. L’amico sussurra ‘Nawa-do’ prima di andar via. Raffaele? Il cuore impazzisce. Marco mi bacia, ‘Non pensavo ti piacesse così’. Torno a casa, indosso il tailleur, alliance al dito. Cucino, sorrido. Ma sotto, la fica ancora gocciola, segni rossi delle corde. Il segreto è salvo, più forte. Domani ufficio, ma stasera? Chiederò a Raffaele un altro nodo. Questa doppia vita mi fa viva. Dio, che brivido.

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