Mi chiamo Sofia, sono italiana, sposata con Marco da dieci anni. Vivo a Jakarta, questa giungla di cemento e traffico infernale. Lavoro come consulente economico in una multinazionale petrolifera, tour di vetro e acciaio, vita impeccabile. All’apparenza. Indosso tailleur sobri, l’anello nuziale luccica al dito, sorrido ai meeting. Ma dentro… dio, dentro brucio.
Gregory, il cooperante francese, alto, occhi penetranti. Lo incontro nei corridoi felpati. ‘Buongiorno Sofia’, dice con quel sorriso obliquo. Io arrossisco, ‘Salamat pagi Greg’, balbetto, ma il cuore mi martella nel petto. I suoi capelli scuri, le spalle larghe… non dormo la notte, penso a lui. Marco? È a casa, ignaro, aspetta la cena. Gli dico ‘weekend con le colleghe a Bali per un seminario’. Bugia. L’adrenalina mi bagna le mutande.
Il Segreto che Brucia in Ufficio
Sabato mattina, volo Garuda per Denpasar. Mani sudate, guardo l’anello, lo tocco nervosa. All’aeroporto, becak fino al Nusa Orchid, hotel balinese da sogno. Greg mi stringe la mano, il suo tocco elettrico. ‘Finalmente soli’, sussurra. Io annuisco, colpevole ma eccitata da morire.
Piscina privata, sole tropicale. Mi cambio: bikini aderente, pareo giallo sulla pelle olivastra. Capelli neri sciolti fino al culo. Mi sdraio sul lettino biplace, lui in bermuda. Sento il suo sguardo, la sua erezione che cresce. ‘Ti voglio’, mi dice piano. La mia mano trema sulla sua coscia, scivolo sotto il tessuto. Pelle calda, muscolo teso.
Ci chiudiamo in camera. ‘Ora sei mia’, dico io, la voce rotta. Lo spingo sul letto, a cavalcioni. I miei piccoli seni liberi dal reggiseno, capezzoli duri. Ondeggio il bacino sulla sua protuberanza, ‘Lo sento grosso, mi fai impazzire’. Lui geme, mi afferra il culo. Io scendo, slaccio il bermuda: cazzo eretto, venoso, grosso. Lo bacio sulla punta, lingua sul frenulo. ‘Cazzo, Sofia…’, ansima.
L’Estasi Proibita nell’Oasi Balinese
Mi metto a 69, fica rasata sopra la sua faccia. Lui lecca avido, lingua nel mio buco bagnato, succhia il clitoride. Io ingoio il suo cazzo, gola profonda, saliva che cola. ‘Mmm, sì, leccami lì’, gemo. Il suo naso nel mio culo, dita che aprono le labbra. Io pompo forte, batto le palle, sento il sapore salato. Ondeggio, sudo, il gamelan lontano ci accompagna.
Vengo prima, spasmi violenti, squirto in bocca sua. Lui esplode: sborra calda mi riempie la bocca, ingoio, ne cola sui capelli. Ci accasciamo, corpi appiccicosi, cyprine e saliva ovunque.
Non basta. Riparto, lo cavalco. Guardo l’anello mentre infilo il suo cazzo nella fica stretta. ‘Stringimi’, ordino. Muscoli vaginali che lo massaggiano, lui impazzisce. ‘Ti scopo come una troia’, grugnisce, mi sbatte dentro. Orgasmo unisono, sborra che mi riempie, cola tra le cosce.
Sera, lampioncini, corpi esausti. ‘Ti amo’, dice. ‘Shh, segreto’. Domenica ritorno, volo di notte. A casa, Marco dorme. Mi lavo, l’anello pulito, ma sotto le mutande gocciolo ancora. Il brivido… dio, il brivido di questa doppia vita mi fa venire solo a pensarla. Torno in ufficio lunedì, sorrisi pudichi. Ma so: presto, un’altra fuga.