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La Mia Salita Segreta alla Tour Eiffel con le Boules de Geisha

Ciao, sono Sofia, guida turistica italiana a Parigi. Sposata da dieci anni, vita perfetta: marito avvocato, casa a Roma, immagine rispettabile. Ma ho una doppia vita. Amo il rischio, il segreto che mi fa bagnare. Ieri… dio, è stato incredibile. Ancora ci penso e mi tremano le cosce.

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Ieri mattina, con il mio gruppo di pensionati italiani, arrivo alla Tour Eiffel. Il sole picchia, apro la porta dell’autobus. ‘Quelli che vogliono salire a piedi, con me!’, dico sorridendo. Loro, tutti uomini over 70, mi seguono eccitati. Io indosso la gonna blu uniforme, tacchi bassi, l’anello nuziale che brilla al dito. Dentro, però… il segreto.

Il Regalo Proibito e la Tensione della Montata

La sera prima, al bar dell’hotel, dopo lo strip a Pigalle, mi regalano un pacchettino dorato. ‘Aprilo, Sofia!’, ridono. È un astuccio rosso con boules de geisha: due sfere d’avorio unite da un cordino. Arrossisco davanti a loro e a Marco, il mio autista… il mio amante occasionale. ‘Grazie…’, balbetto, agitando le sfere che tintinnano.

Notte fonda, Marco bussa alla mia porta. ‘Le metterai domani per la Torre, vero?’. Io: ‘Sei pazzo!’. Ma lui insiste: ‘Altrimenti lo dico al gruppo…’. So che è serio, quel bastardo libertino. Ricordo l’anno scorso al Colosseo, senza mutande per lui. Così, stamattina, dopo la doccia, le infilo. Fredde contro la figa secca. Mi vesto, cammino… e partono le vibrazioni. Le sfere si urtano, le palline interne rotolano. Il cuore mi batte forte. ‘Sofia, sei pronta?’, mi chiedo allo specchio, toccando l’anello.

Iniziamo la salita: 480 scalini. Ogni passo, bum, le boules rotolano nella figa. Il clitoride si gonfia, preme contro le mutande. Ansimo, sudo. Mi fermo sui pianerottoli, stringo le cosce: contrazione, vibrazione, figa che si contrae. ‘Tutto ok?’, chiede un nonno passando. ‘Sì… sì…’, ansimo, voce tremante. Il cuore galoppa, il clito pulsa a ogni battito. Guardo giù, Parigi ai piedi, ma io sto per venire lì, davanti a tutti. L’anello luccica mentre mi aggrappo alla ringhiera, la mano di Marco mi sfiora di nascosto. Colpa? Un po’. Ma l’adrenalina… dio, mi eccita da morire.

L’Amplesso Rapido nel Locale Nascosto

Arriviamo al primo piano. Crollo su una panchina, figa in fiamme, mutande zuppe. Marco arriva fresco dall’ascensore. ‘Ce l’hai fatta con quelle dentro?’. ‘Aiutami… toilette’, sussurro. Chiede a un operaio un posto tranquillo. Un localsito, porta chiusa.

Lì, alzo la gonna, abbasso le mutande fradice. La figa è gonfia, labbra tumide. ‘Toglimele’, dico a Marco. Lui si inginocchia, bacia la mia peluria, allarga le labbra. ‘Cazzo, sei un lago’. Infila dita, cerca il cordino. La figa contrae, lo blocca. Gemo: ‘Pianissimo… fa male e piace’. Tira: prima sfera esce con un pop, poi la seconda, schizzi di umori. ‘Brava troia’, ride lui.

Non resisto. ‘Scopami ora, veloce’. Lui tira fuori il cazzo duro, me lo struscia sulla fessa. Entro di colpo: ‘Aaaah!’, urlo, figa stretta che lo morde. Dolore e piacere. Pochi colpi lenti, poi a pecorina. Mi spalanco la fica con le dita, lui sbatte: ‘Prendilo tutto, puttana sposata’. Frotto il clito gonfio, vengo squirtando: ‘Cazzo… sììì!’. Lui esplode dentro, riempie la mia fica di sborra calda. Restiamo fermi, ansimi, sudore. L’anello al dito tocca il suo cazzo che esce gocciolante.

Ci rivestiamo veloci. Esco rossa, l’operaio sorride: ‘Meglio?’. ‘Sì, grazie’. Raggiungiamo il gruppo. Cammino, labbra che sfregano, sborra che cola piano. Segreto salvo. Marito mi chiama stasera: ‘Com’è andata?’. ‘Perfetta’. Ma dentro, vibro ancora. Questa doppia vita… non la mollo mai. Il brivido mi fa viva.

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