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La Mia Doppia Vita: La Confessione di una Figlia Peccaminosa

Mi chiamo Elena, ho 38 anni, sono un’avvocata rispettata a Roma. Sposata con Marco da quindici anni, casa perfetta, figli grandi. Fuori, sembro la donna ideale: tailleur eleganti, alliance al dito che brilla sotto le luci dell’ufficio. Ma dentro… dio, dentro brucio. Mio padre, Giovanni, scomparso quando ero bambina. Lui, operaio, mia madre lo cacciò per le sue infedeltà. L’ho rivisto sei mesi fa, per caso, in un bar vicino casa. Occhi azzurri, capelli grigi, corpo ancora forte. ‘Elena?’, mi ha detto. Cuore in gola. Abbraccio goffo. Da allora, messaggi segreti. ‘Come stai, papà?’. Io, ‘Bene, e tu?’. Ma i miei sogni… lui che mi tocca. Colpevole? Sì. Eccitata? Da morire.

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All’inizio, caffè innocenti. Parlavamo del passato. Le sue mani ruvide sfioravano le mie. Sentivo il battito accelerare, capezzoli duri sotto la camicia. ‘Papà, non dovremmo…’, mormoravo. Lui sorrideva, ‘Sei diventata una donna stupenda’. L’alliance pesava come un macigno, ma la mia fica pulsava. Una sera, dopo cena con Marco, gli mando un sms: ‘Ci vediamo domani?’. Hotel periferico, anonimo. Guido nervosa, mani sudate sul volante. ‘E se mi scoprono?’. Ma l’adrenalina… mi bagna le mutande.

Il Ritorno del Padre e il Desiderio Nascosto

Entro in camera, lui è lì, camicia aperta sul petto villoso. ‘Elena…’, mi attira. Bacio affamato, lingue che si intrecciano. ‘Papà, è sbagliato…’, ansimo. ‘Lo so, ma ti voglio da morire’. Mi strappa la gonna, reggiseno vola. Le sue mani enormi sulle tette, pinzoli i capezzoli. ‘Dio, quanto sei morbida’. Mi sdraio sul letto, gambe aperte. Lui si slaccia, tira fuori il cazzo: grosso, venoso, cappella viola gonfia. ‘Succhiamelo, figlia mia’. Mi inginocchio, lo prendo in bocca. Gusto salato, vene che pulsano sulla lingua. Lo lecco dalle palle alla punta, ingoio profondo, gola piena. Geme, ‘Brava, così…’. Mi alzo, lo cavalco. Fica rasata che ingoia quel mostro. ‘Ahhh, papà, mi spacchi!’. Spingo i fianchi, clitoride sfrega sul suo pube peloso. Lui mi afferra il culo, dita nell’ano. ‘Ti fotto come una puttana’. Acceleriamo, sudore che cola, letto che sbatte. ‘Vengo, papà!’. Stringo, squirto sul suo cazzo. Lui esplode dentro, sborra calda che mi riempie l’utero. ‘Prendila tutta, troia!’. Crollo su di lui, corpi appiccicosi, odore di sesso.

Cinque minuti dopo, mi vesto di fretta. ‘Devo tornare, Marco mi aspetta’. Bacio veloce, ‘Ci rivediamo presto’. Esco, gambe tremanti, fica che gocciola sborra nelle mutande. Guido a casa, rossetto sbavato, capelli in disordine. Marco: ‘Com’è andata al lavoro?’. Sorriso, ‘Bene, amore’. Bacio sulla guancia, mentre sento il liquido colarmi tra le cosce. A letto, fingo sonno. Ma rivivo tutto: il suo cazzo in bocca, la sborra dentro. Colpevole? Un po’. Ma questo segreto… mi fa sentire viva. Domani, un altro messaggio. L’adrenalina del rischio, la doppia vita. Non smetterò mai.

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