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Confessione di una Dottoressa: La Mia Doppia Vita in Prigione

Dio mio, non ci credo ancora. Stamattina ho baciato Marco sulla guancia, lui che sorseggiava il caffè in cucina. ‘Buona giornata amore, fai attenzione in quel posto’, mi ha detto con quel sorriso dolce. Io, Anna, 42 anni, ginecologa rispettabile, sposata da 15 anni, mamma di due bimbi. L’anello al dito che luccica, tailleur grigio, capelli in ordine. Arrivo alla prigione femminile di Milano, quel porche massiccio di pietra scura. Pensavo fosse solo lavoro, ma… il mio segreto.

Il direttore, Roberto. Alto, 50 anni, occhi duri, mani forti da uomo che comanda. Ci siamo incontrati il primo giorno di prova. Mi ha fissata mentre visitavo una detenuta, e boom, la tensione. Ora è la mia droga. L’adrenalina di farlo lì, tra serrature e urla lontane. Il cuore mi batte forte solo a pensarlo. Oggi, primo giorno ufficiale, cabinet lurido: scrivania grigia, letto con plastica gialla, odore di disinfettante stantio. Pulisco, preparo fogli. Fuori pranzo in una bettola, ma dentro di me: ‘Mi troverà?’. Torno, elenco pazienti. Batte il cuore.

La Mia Vita Nascosta Dietro le Sbarre

Prima, Geneviève, 53 anni, matricola RF21345. Capelli in disordine, tuta da ginnastica. ‘Dottoressa, non dormo’. La visito. Si spoglia senza pudore, tette cadenti, pancia flaccida, odore acre di sudore e piscio. Mi eccita quel crudo, ma resisto. Le tocco il seno, stetoscopio freddo sulla pelle umida. Lei ride: ‘Il suo predecessore odiava questo’. Varici alle gambe, la faccio spogliare del tutto. Vulva pelosa, aperta. ‘Copriti’, dico, ma lei no. Occhi fissi su di me. Prescrivo farmaci, se ne va nuda per il cabinet. Io sudo, la bestia dentro si muove. Ma non è lui.

Poi, Khadija, 28 anni, matricola ER57894. La portano urlando, si tiene la pancia. Velo, tuta. ‘No uomo!’, grida. Chiamo le guardie. Il caos: la immobilizzano, le strappano i vestiti. Pelle bistre, tette piccole sode, fica rasata con peli neri. Le apro le gambe negli staffali, speculum dentro, umido caldo. Palpo, ovaie gonfie. Il direttore irrompe: ‘Esaminala, dottoressa!’. I suoi occhi su di lei, ma su di me. Respiro corto, figa che si bagna. ‘Ospedalizzala’, dico. Se ne vanno, lei tremante.

Il Fuoco Proibito nel Cabinet

Porta chiusa. Lui resta. ‘Brava, Anna’. Si avvicina, mano sul mio culo. ‘Non qui…’, sussurro, ma le gambe tremano. Mi gira, pantaloni giù. Il suo cazzo duro preme contro. ‘Zitta, troia sposata’. Mi spinge sul letto, plastica che scricchiola. Alleanza che sfrega la sua pelle. Mi lecca la fica, lingua dentro, succhia clitoride gonfio. ‘Sei bagnata fradicia’. Gemo piano: ‘Roberto, veloce, le guardie…’. Mi penetra, cazzo grosso, vene pulsanti. Spinge forte, palle che sbattono. Io mordo il labbro, tette fuori dal reggiseno, capezzoli duri. ‘Ti scopo come una detenuta’, ansima. Vengo prima, figa che stringe, squirt sul suo cazzo. Lui grugnisce, sborra dentro, caldo che cola. Due minuti, urgenza pura. Si tira su, bacia il mio anello. ‘Domani di nuovo’. Esce.

Raccolgo mutande bagnate, sistemo. Esco, sorrido alle guardie. Auto, casa. Marco: ‘Com’è andata?’. ‘Bene, stanca’. Doccia veloce, sperma che stilla ancora. A letto, lui mi tocca, ma penso al rischio. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. La doppia vita: moglie perfetta, puttana segreta. Non smetto.

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