La Mia Doppia Vita: La Terrazza Segreta con i Nonni Perversi

Mi chiamo Antonia, ho 28 anni, sposata con Dino, un disegnatore di fumetti gentile e un po’ distratto. Vivo a Padova, in un palazzo alto, lavoro in ufficio come segretaria. Di fuori, sono la moglie perfetta: cena pronta, sorriso per tutti. Ma dentro… dio, dentro brucio. Dino è dolce, ma a letto? Niente. Mi tocca piano, finisce presto. Io ho bisogno di altro. Di rischio. Di cazzi veri, duri, che mi riempiono. L’anello al dito mi ricorda il mio ruolo, ma la fica mi pulsa per il proibito.

Un giorno, leggo il regolamento del condominio. C’è una terrazza sul tetto, accessibile a pochi. Io, stressata dal lavoro, decido di salire. Sole caldo, aria fresca. E lì, su una sdraio, Mauricio, il vicino settantenne, nudo come un verme. Cazzo flaccido sul transat, pancia bianca. Il cuore mi batte forte. Escito dal lavoro presto, dovevo essere a casa per Dino. Ma… lo guardo. Mi avvicino piano. Lui apre un occhio, sorride. ‘Buongiorno, signorina.’ Non resisto. Mi inginocchio, prendo quel cazzo in mano. Si indurisce subito, grosso, venoso. Lo infilo in bocca. Sa di sudore, di uomo vero. Succhio forte, lingua intorno al glande. Lui geme: ‘Brava, lupacchiotta.’ Io? Paura di essere vista, ma eccitazione pura. L’anello luccica mentre lo sego.

Il Segreto che Mi Consumava

‘Chiamo un amico,’ dice lui, afferrandomi i capelli. Luigi arriva in fretta, sudato, settantenne arzillo. ‘È bona, eh Mauricio?’ ‘Sì, e affamata.’ Mi tirano su i pantaloni, mi abbassano le mutande. Fica bagnata fradicia. Luigi mi piega sul transat, mi lecca il culo. ‘Che buco stretto.’ Poi il suo cazzo, spesso, mi entra in fica di colpo. Urlo piano, mordo il labbro. Spinge forte, palle che sbattono. Mauricio davanti, cazzo in bocca. Succhio, ingoio saliva e pre-sborra. Cuore a mille, sudore che cola tra le tette. ‘Più veloce, prima che arrivi mia moglie,’ penso, ma no, sono io la moglie di un altro. Mi fottono alterni: Luigi in fica, profondo, mi fa squirtare un po’. ‘Puttana giovane,’ grugnisce. Poi Mauricio mi sbatte il culo, doloroso ma buono. ‘Prendilo tutto.’ Sborra dentro, caldo, appiccicoso. Luigi in bocca, ingoio tutto, gusto amaro. Gambe che tremano, fica gocciolante.

Finito in fretta, 20 minuti di fuoco. Mi pulisco con la gonna, bacio bagnato. ‘Torna presto, lupacchiotta.’ Scendo scale di corsa, trucco rifatto, sorriso finto. Entro in casa, Dino all’atelier: ‘Bentornata, cara.’ Lo bacio, sa di sperma ma lui no. Cuore ancora accelerato, mutande umide. Ceno, rido alle sue battute sui fumetti. Ma penso al cazzo di Mauricio, al rischio. Domani? Chiamerò prima di uscire dal lavoro. ‘Passo a pagaiar.’ Questa doppia vita mi eccita da morire. Colpevole? Un po’. Ma viva, cazzo.

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