Mi chiamo Sofia, ho trentacinque anni, avvocatessa in uno studio importante a Milano. Di fuori, vita perfetta: marito Marco, casa in residence signorile, weekend di jogging nel parco. Ma dentro… dio, dentro brucio. Marco e io litighiamo sempre di più. Lui pedante, io frustrata. E c’è Luca, il vicino al piano terra. Lo vedo dalla sua terrazza, caffè in mano, sigaretta accesa. Mi fissa mentre mi allungo dopo la corsa. Cuore che batte forte, non solo per lo sforzo.
Sabato mattina, ennesima lite con Marco durante il footing. ‘Vai a farti una doccia, stronzo!’, gli urlo. Lui sale furioso. Io resto lì, sudata, shortinho stretto che mi segna il culo. Faccio stretching apposta per Luca. Mi piego, apro le gambe, sento i suoi occhi su di me. Le tette piccole ballano sotto la brassière, lentiggini sul décolleté. Mi giro, lo vedo sorridere. ‘Buongiorno Sofia’, dice piano. Io arrossisco, ma sorrido complice. ‘Ciao Luca… scusa il casino’. Sudore che cola tra le cosce, fica già umida.
La Routine e la Tentazione Crescente
Non resisto. Mi avvicino alla sua ringhiera. ‘Posso… un bicchiere d’acqua? Ho una sete cane’. Lui si alza, occhi che mi mangiano. ‘Entra, dai’. Entro. Terrazza ombreggiata, caffè forte nell’aria. Mi porge il bicchiere, dita che sfiorano le mie. L’anello di matrimonio luccica, ma la mia mano trema. ‘Grazie… Marco è un casino oggi’. Lui ride basso. ‘Lo vedo. Rilassati qui’. Cuore in gola, lo guardo. Alto, muscoli da palestra, pacco evidente nei pantaloncini.
Non so come, ma lo bacio. Urgente, fame. ‘Sofia… sei sicura?’, mormora contro la mia bocca. ‘Shh, cinque minuti. Prima che torni su’. Lo spingo dentro, sul tavolo della cucina. Gli abbasso i pantaloni, cazzo duro che schizza fuori, grosso, venoso. ‘Cazzo, Luca…’. Lo prendo in mano, pelle calda, pulsazioni. Anello che gratta la base mentre lo sego. Mi inginocchio, lo lecco dalla punta, saliva che cola. Gemo, ‘Mmm, buono’. Lui afferra i miei capelli, ‘Succhia, troia’. Lo ingoio profondo, gola che si contrae, lacrime agli occhi. Fica che sgocciola, short fradicio.
L’Incontro Esplosivo e il Ritorno alla Normalità
Mi alzo, mi strappo la brassière, tette libere, capezzoli duri. ‘Scopami ora’. Mi piego sul tavolo, short giù alle caviglie. Lui mi spalanca, ‘Fica rasata, bagnatissima’. Entra di colpo, un colpo secco. ‘Ahhh! Sì!’. Mi sbatte forte, palle che schiaffeggiano il clito. ‘Piano… no, forte! Fottimi!’. Tavolo che trema, caffè versato. Io mordo il labbro, ‘L’anello… lo vedi? Sono sposata, ma tua ora’. Lui accelera, ‘Vengo…’. ‘Dentro, no, in bocca!’. Mi giro, ginocchio a terra, sborra calda che mi riempie la bocca, ingoio tutto, gusto salato.
Ansimo, mi rivesto veloce. ‘Devo andare’. Bacio veloce, esco. Marco mi aspetta su, ‘Dove eri?’. ‘Bere un sorso dal vicino, amore’. Sorriso innocente, ma fica dolorante, sperma in gola. Cena normale, chiacchiere banali. Ma io… io rivivo ogni secondo. Il rischio, il segreto. Domani stretching di nuovo. Magari ripete. Dio, mi eccita da morire questa doppia vita. Colpevole? Un po’. Ma viva, fottutamente viva.