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L’Origine del Mio Mondo Proibito

Domenica mattina, fine dicembre. Sono in peignoir nero, in cucina, il caffè che profuma. Mio marito è in sala, al computer, scrive sul suo forum. Sembra tranquillo, ignaro. Io… io ho il cuore che mi batte forte. L’alliance al dito luccica, ma penso a lui, al mio amante. “Vado a fare la spesa”, gli dico. Annuisce, distratto. Esco, le gambe tremano. È vicino, il suo appartamento. Dieci minuti di macchina, ma sembrano ore. La mia vita pubblica: avvocata, moglie perfetta, chiesa la domenica. Ma dentro, brucio. Adoro questo brivido, il rischio di essere scoperta. La fica già bagnata, sotto la gonna senza mutande.

Arrivo. Busso piano. Apre, mi tira dentro. “Ciao troia”, sussurra, la mano sul mio culo. Lo bacio vorace, le lingue si intrecciano. “Ho poco tempo”, ansimo. “Basta per farti urlare”. Mi spinge sul letto, alza la gonna. “Guardala, rasata perfetta”. L’ho fatto io stessa ieri, per lui. Ma vuole di più. Prende il rasoio, la schiuma. “Sdraiati”. Obbedisco, gambe aperte. Il cuore pompa, sudore freddo. “Sei pazza a venire qui, tuo marito è a casa”. “Lo so… ma non resisto”. Passa il rasoio piano, millimetro per millimetro. Sento la lama vicina alle labbra gonfie, la schiuma fresca. “Brava, liscia come una bambina”. Finito, soffia sulla fica nuda. Rabbrividisco, clitoride duro.

Il Segreto che Mi Consumava

Non perde tempo. Mi gira, in ginocchio. “Succhia”. Tiro giù i pantaloni, il cazzo duro salta fuori, venoso, cappella viola. Lo prendo in bocca, gola profonda. Gemo, sbavo. “Brava puttana, con l’alliance che luccica mentre mi pompi”. Le sue mani nei capelli, mi fotte la bocca. Sento il sapore salato, le palle che sbattono sul mento. Mi stacca, mi butta supina. “Ora ti mangio”. La lingua sulla fica rasata, lecca le labbra nude, succhia il clito. “Dio, che bagnata”. Urlo piano, “Shh, i vicini”. Ma spinge due dita dentro, curve sul punto G. Vengo forte, squirto in bocca sua. Gambe che tremano, vista offuscata.

L’Incontro Esplosivo e il Ritorno

“Ora scopami”, imploro. Mi monta, cazzo che entra di colpo nella fica liscia. “Cazzo, così stretta senza peli”. Pompa duro, veloce, il letto cigola. Io graffio la schiena, “Più forte, fammi male”. Sento l’alliance fredda contro il suo petto caldo. “Pensa a tuo marito mentre ti riempio”. L’idea mi fa impazzire, un’altra ondata. Mi tira su, a cavalcioni. “Guardami negli occhi mentre vieni”. Rotolo gli occhi, contrafforte intorno al cazzo. Lui ansima, “Ti sborro addosso”. Esce, mi spruzza sul monte di Venere nudo, sulla pancia, caldo e appiccicoso. Gemo, spalmo la sborra sulla pelle liscia.

Finito. Ansimo, sudata. “Devo andare”. Si alza, mi passa un asciugamano. Mi pulisco veloce, la fica arrossata, gonfia. Mi vesto, gonna che appiccica. Bacio veloce, “Ci vediamo presto, troia mia”. Esco, controllo l’orologio. Venti minuti. Rientro, “La spesa era chiusa, ho preso solo il pane”. Marito sorride, “Ok amor”. Mi siedo, le cosce tremano ancora. Sotto la gonna, la fica nuda pulsa, la sborra secca. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questo segreto mi fa viva. Domani ufficio, rispettabile. Ma stasera, forse, mi rado di nuovo. Per lui. Per me.

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