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La Mia Doppia Vita: La Notte Bruciante con il Mio Collega

Mi chiamo Miriam, capelli neri corti, occhi chiari che fissano dritti negli occhi. Dico sempre quello che penso, decido in fretta. Sono sposata da dieci anni, casa perfetta, lavoro in un ufficio importante, tailleur impeccabili, collo alto. Tutti mi vedono come la donna in carriera, affidabile, seria. Ma dentro… dio, dentro brucio.

L’ho incrociato per anni al lavoro, ma dopo una riorganizzazione, ci hanno messi a collaborare spesso. Lui, Marco, alto, sguardo intenso. Ci capiamo al volo nelle riunioni. Io inizio una frase, lui finisce. Avanziamo veloci, gli altri arrancano. È elettrizzante. L’ultima valutazione? Complimenti record per entrambi. Ma non ci vediamo mai soli. Mail in copia multipla, pause diverse. Eppure, sento la tensione. Quel profumo suo, la nuca scoperta quando si china sul pc. Il cuore mi batte forte.

La Routine e la Tensione che Sale

Poi quella mattina: arrivo con i capelli nuovi, corti, nuca nuda. Lo vedo fissarmi. Riunione affollata, siedo davanti, lui dietro. Sento i suoi occhi sulla mia pelle. Immagino le sue dita lì, il suo respiro caldo. Pausa caffè, sfioriamo le mani. Niente di più. Ma dentro, l’adrenalina sale. Io con l’anello al dito, lui sa che sono sposata. Mio marito cena fuori stasera, baby-sitter per i bimbi. Torno a casa presto, sempre. O almeno, così dovrei.

Quella sera, appel d’offres da chiudere. Il capo vuole tutto pronto per le otto. Lavoriamo fino a tardi, soli in ufficio. Pizza consegnata in sala riunioni, sedie comode. “Formiamo una gran squadra”, dico mangiando una fetta, grasso sulle labbra. Lui sorride: “Già, peccato non essere allo stesso piano”. Silenzio. Cuore che pompa. Mi alzo, gli prendo la mano. “Che cazzo dici?”, ride piano. Non rispondo. Lo tiro su, stampo la bocca sulla sua. Lingue subito, respiri affannati. Sudore della giornata, profumo misto. Mano sui suoi pantaloni, sento il cazzo duro.

“Vieni da me”, sussurro. Usciamo veloci, mani intrecciate forte, palmi sudati. Strade buie, ignoro se ci vedono. Arriviamo, pago la baby-sitter in fretta: “Vai pure”. Porta chiusa, ci buttiamo sul letto. Strappo camicia sua, lui slaccia mia gonna. Nuda in secondi, tette libere. Mi succhia i capezzoli, forte, li morde piano. Gemo: “Sì, così…”. L’anello brilla mentre gli afferro i capelli. Cazzo in mano, lo tiro giù. Lo infilo in bocca, succhio piano, lingua sul glande. Geme: “Miriam, porca troia…”.

L’Esplosione del Desiderio e il Ritorno al Segreto

Preservativo dal comodino, lo infilo io. Mi sdraio, lo guido dentro. “Piano”, dico, ma spingo i fianchi. Entra bagnato, stretto. Ci fermiamo, occhi negli occhi, cuori che battono. Poi pompa, duro, veloce. Tette che rimbalzano, unghie nella sua schiena. “Scopami forte”, ansimo. Viene dentro il lattice, io dopo, contratta intorno a lui. Sudati, ridiamo. Sigaretta sua, gliela prendo: “Qui non è ufficio”. Rido, gli afferro il cazzo molle: “Mi piacciono i sigari”. Nuovo preservativo, lo lecco tutto, lo riempio.

Lo giro, a pecorina. Ammiro il suo cazzo dritto. Lo strofino sulla figa bagnata, sul clito gonfio. Entro piano, poi martello. Sento i brividi dal basso, “Aspetta…”, ma esplodo. Mi copro, rauco, egoista. Baci lenti dopo. Terzo giro: lo stendo, lo cavalco. “Senza mani”, dico maliziosa. Stringo e mollo la fica intorno, lui geme. Accelero, sudo, mordo labbro. Vengo silenziosa, profonda.

Tre del mattino. Si riveste: “A domani”. Doccia veloce, piango un po’ sotto l’acqua, emozioni che traboccano. Odore di sesso, fumo. Vado al bar vicino, fumo un’altra. Rientro a casa, marito dorme. “Sera lunga”, dico. “Fumatori al lavoro?”, brontola. Scrollo spalle.

Al bureau, mail sua: “Lascerei tua moglie?”. Non rispondo. Silenzio dice tutto. Continuiamo a lavorare, sguardi complici. Io, rispettabile Miriam, ma con la fica che pulsa al ricordo. L’anello luccica, ma sotto il tailleur, mutande umide. Questo segreto… mi fa viva. Rischio tutto, e adoro.

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