Mi chiamo Sofia, ho 35 anni, sposata da otto con un uomo perbene, avvocato come me. Di giorno, tailleur impeccabile, riunioni in studio a Milano, cena con lui la sera. Rispettabile, no? Ma la notte… i corsi serali per aggiornarmi in gestione aziendale. Là c’è Michele, il prof sulla cinquantina, con la sua Fiat scassata del ’95 che ronza come un trattore. Sempre elegante, giacca italiana, ma i suoi corsi? Caos puro: un’ora di chiacchiere inutili, poi bam, dieci minuti di genio assoluto. Tutti lo aspettiamo, fingendo di leggere o giocare al telefono. Io, con l’anello che brilla al dito, lo guardo e sento il cuore accelerare. Divorziato due volte, pilota privato, occhi che ti trapassano. Fantastico su di lui da mesi, ma è tabù. Il marito fidato, la carriera… Eppure, quel brivido mi bagna le mutande.
Quel giorno, dopo il corso su gestione aeree, “Ragazzi, vi porto in volo col mio Piper!”. Le colleghe dovevano venire, ma spariscono. “Andiamo noi due, Sofia?”. Cuore in gola, salgo nella sua lattina. Musica anni ’80, ‘Broken Wings’, lui appassionato. Parcheggiamo all’aerodromo fuori città. L’aereo lucido, lui lo chiama ‘il mio bimbo’. Entro goffa con la gonna di maglia e collant, sedili duri come ferro. Decolliamo, la baia sotto di noi stupenda, vento che vibra tutto. Atterriamo, colleghe zero. Scendo, plasticona maledetta lacera il collant. Sangue sulla gamba. “Vieni in infermeria”, dice lui, preoccupato.
Il Segreto che Mi Divora
All’interno, mi sdraio a pancia in giù, gonna alzata alta sulle cosce. Collant in pattumiera. “Superficiale, ma sanguina”, pulisce con tocchi precisi. Sento il suo respiro vicino, il mio cuore martella. Improvviso, lo agguanto, lo spingo contro l’armadietto. Le nostre bocche si incollano, lingue affamate. “Sofia…”, ansima. La mia mano trema sull’anello, poi zip giù, afferro il suo cazzo duro, grosso, venoso. Lo pompo veloce, lui geme. Mi solleva, gonna su, mutande strappate via. “Cazzo, sì!”, mi sbatte sul lettino, mi penetra di colpo. Forte, animalesco. Il tavolo trema, io urlo piano, “Più forte, Michele!”. Mi martella, palle che sbattono sul mio culo, fica che squirta. L’anello luccica mentre gli graffio la schiena. Viene dentro, fiotti caldi che mi riempiono, io esplodo in un orgasmo che mi fa vedere stelle. Pochi minuti, sudati, ansanti.
“Scusami…”, balbetta lui. “No, era perfetto. Ma non finisce qui”. Ci rivestiamo veloci, io con la gamba fasciata, gonna sgualcita. Lo invito a cena, camera prenotata. Torno a casa, marito che mi bacia ignaro. Doccia veloce, profumo di sesso represso. Durante cena, occhi complici, champagne. In camera, di nuovo fuoco: mi lecca la fica, poi levrette brutale, sborra sul culo. Ma quel primo atto… adrenalina pura, rischio di essere beccati nell’infermeria vuota. Ora, doppia vita: moglie di giorno, troia segreta di notte. Ogni lezione lo guardo, mutande bagnate, conto i minuti al prossimo rischio. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questo segreto mi fa viva.