Dio, il cuore mi batte ancora forte solo a ripensarci. Sono Maria, 38 anni, avvocatessa rispettabile a Milano, sposata con un uomo perbene, due figli, casa perfetta. Ma ho una doppia vita. Lui, il mio cugino lontano, Luca. Ci conosciamo da sempre, ma da due anni è la mia droga. L’adrenalina del segreto mi bagna le mutande ogni volta.
Gli ho detto al marito: ‘Weekend tra amiche a Parigi, congresso di moda’. Bugia. Ho preso il treno con Luca, fingendo di non conoscerlo in pubblico. Arrivati a Austerlitz, hotel con camera doppia. Io in gonna corta, senza reggiseno, camicetta leggera sbottonata quel tanto. Sapevo che i miei capezzoli duri si intravedevano a ogni passo. ‘Ti piace?’ mi ha chiesto lui, ridendo. Io arrossivo, ma ero fradicia. Camminata sui lungosenna, Notre-Dame, Opéra. Seduti sulle scale del Garnier, gambe accavallate ma ginocchia alte, la mia culotte bianca in bella vista. Uomini che passavano e ripassavano, occhiali scuri. Io lo sentivo, il brivido. L’alliance al dito luccicava al sole, mentre immaginavo Luca che mi scopava lì.
Il Mensonge per Scappare e la Tensione che Sale
‘Guarda come ti mangiano con gli occhi’, mi sussurrò. Io: ‘E tu? Geloso?’. No, eccitato. Sudavamo sotto il sole d’estate, seni che ballavano liberi. Montmartre, scale infinite. Mi chinavo apposta, mostrando il culo sodo. ‘Avanti, cugino, seguimi’. Sapevo che impazziva. Al Sacré-Cœur, seduta sulle scale, ginocchia che si aprono piano. Fotografi con zoom. La mia culotte si era infilata tra le labbra, rosa visibile. ‘Scatta, dai’, gli ho detto. Lui ha obbedito, grosso piano sul mio sesso esposto. Dio, se ero bagnata.
Sera, metro affollato. Colti-serrati in un angolo. Io di spalle alla porta, Luca davanti. Mano sua tra noi, sul mio pube. Solo due strati di tessuto. ‘Shh’, mi ha detto. Ha sfregato, forte. Rotazione, mano sotto la gonna, sul ventre nudo. Dita elastiche della gonna, dentro la culotte. Poils morbidi, labbra gonfie, umide. ‘Cazzo, sei una fontana’, ha mormorato. L’indice dentro, clitoride teso. Io mordermi il labbro, occhi nelle sue. Le sue cugine? No, solo noi, ma fingevamo normalità. Ho joui in silenzio, gambe tremanti, mentre il treno sferragliava. Dito sotto il naso mio, poi in bocca sua. ‘Dolce, troia mia’.
L’Esplosione del Desiderio e il Ritorno alla Realtà
Square deserto prima dell’hotel. Io avanti, gonna alzata. ‘Prendimi qui, veloce’. Contro il banco, mani sul dorso, culo in aria. Dita tra le labbra, su e giù. ‘Tre dita, dai’. Dentro, profondo, pollice sul culo. ‘C’è nessuno?’, chiedo ansante. ‘No, scopati le dita’. Pollice sul clito, dita che pompano. Grido, orgasmo violento, ‘Ahhh, sììì!’. Gambe molli, mutande via, in borsa.
Hotel, esausti. Lui sul letto, io le mutande sue e mie sul viso. ‘Scegli’. La mia, odorosa di fica. Braguette aperta, cazzo duro. Le altre mutande intorno, mano sua che mi sega. ‘Ti piace sborrare nelle mie?’. Sì, esplode, sborra calda sulle mie labbra. Poi, lei a cavalcioni sul viso mio? No, io sul suo, fica nuda sulla bocca. ‘Lecca piano’. Lingua dentro, succhio clito. Lui tra i miei seni, sborra di nuovo sul collo. Doccia, lavaggi profondi, terzo orgasmo suo.
Dormiti abbracciati, alliance che preme sul suo petto. Mattina, treno casa. Marito mi accoglie: ‘Com’è andato?’. ‘Bene, stanca’. Sorrido, fica ancora gonfia, segreto intatto. Il brivido? Mi fa venire voglia di rifarlo domani. Colpevole? Un po’. Eccitata? Da morire.