Mi chiamo Elena, ho 42 anni, avvocatessa a Milano. Di fuori, sono la moglie perfetta: casa immacolata, due figli, marito affettuoso che lavora in banca. Ogni mattina mi alzo alle 6, preparo la colazione, bacio i bambini prima della scuola. Porto l’anello al dito, quello d’oro che brilla sotto le luci dell’ufficio. Ma dentro… dentro c’è un fuoco che mi consuma. Da due anni ho un amante, Marco, un cliente che ho incontrato in un processo. Alto, occhi scuri, mani forti. Il nostro primo bacio è stato nel bagno del tribunale, con il cuore che mi scoppiava nel petto.
Ieri sera è stato uno di quei momenti. Ho mentito al marito: ‘Riunione urgente in studio, torno tardi’. Lui ha annuito, fiducioso, mentre io sentivo la fica già bagnata solo al pensiero. Ho guidato fino al parcheggio sotterraneo vicino casa, quello mezzo vuoto dopo le 9. Marco era lì, appoggiato alla sua Audi, sorriso da predatore. ‘Elena, sei in ritardo’, mi ha detto, tirandomi a sé. Le sue labbra sulle mie, la lingua che invade, mentre io guardavo nervosa l’uscita: e se qualcuno ci vedeva? L’anello al mio anulare sfregava contro la sua nuca, un contrasto che mi eccitava da morire. ‘Dobbiamo fare in fretta’, ho sussurrato, ‘i bambini mi aspettano.’
Il Segreto che Mi Divora Dentro
Mi ha spinta contro il cofano della macchina, le mani sotto la gonna del tailleur. Niente mutande, come sempre per lui. ‘Sei fradicia, troia mia’, ha ringhiato, infilando due dita dentro di me. Ho gemuto, mordendomi il labbro: ‘Sì, scopami ora.’ Il cuore mi batteva all’impazzata, sentivo i passi lontani di qualcuno che parcheggiava. Ha slacciato i pantaloni, il cazzo duro che schizzava fuori, grosso e venoso. L’ho preso in mano, sentendo il calore pulsare. ‘Guardami negli occhi mentre ti infilo dentro’, ha ordinato. Mi ha alzato una gamba, penetrandomi di colpo. ‘Ahhh!’, ho urlato piano, la fica che si stringeva intorno a lui. Ogni spinta era un tuono: pam-pam-pam, il cofano che cigolava. Sudavo, i capezzoli duri contro la camicetta di seta. ‘Più forte, fammi venire’, lo imploravo, graffiandogli la schiena. Lui mi scopava come un animale, la mano sul mio clito che sfregava veloce. ‘Senti come sei stretta, sposina infedele’, mi diceva, mordendomi il collo. Ho sentito l’orgasmo arrivare, un’onda che mi ha fatto tremare: ‘Vengo… cazzo, vengo!’ La mia figa ha schizzato, bagnandogli le palle. Lui ha accelerato, grugnendo: ‘Prendilo tutto.’ Ha esploso dentro di me, fiotti caldi di sborra che mi riempivano, colando lungo le cosce.
Due minuti dopo, ero in macchina, le gambe molli, la gonna appiccicosa. ‘A stasera, amore mio’, mi ha baciato sulla porta. Ho guidato a casa con il suo sperma che mi usciva, mescolato al mio umore. Entrata, il marito sul divano: ‘Com’è andata la riunione?’ ‘Bene, stanca morta.’ Ho sorriso, sentendo la sborra gocciolare mentre preparavo la cena. I bambini addormentati, lui mi ha abbracciata: ‘Sei calda stasera.’ Dentro di me ridevo: se solo sapesse. Mi sono lavata veloce, ma ho lasciato un po’ di quel sapore proibito. A letto, mentre facevo l’amore con mio marito, pensavo a Marco. Il segreto mi eccita, quel brivido di rischiare tutto. Domani tornerò in ufficio, rispettabile, ma la fica pulsa ancora. Non smetterò mai.