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Confessione: Il Bagno Proibito con l’Infermiere Nero nella Clinica Segreta

Mi chiamo Sofia, 38 anni, sposata con Marco da 15, due figli piccoli, professoressa di lettere in un liceo di Roma. Di giorno sono la moglie perfetta: tailleur impeccabile, collo alto, rossetto discreto, l’anello nuziale che luccica al dito mentre correggo compiti. Rispettabile, no? Ma dentro… dio, dentro ardo. Ho una doppia vita, liaison segrete che mi fanno sentire viva. L’adrenalina del rischio, il cuore che martella pensando di essere scoperta. L’ultima? L’ho vissuta proprio l’altro ieri. Ero al campo scout, capo volontaria per i ragazzi della parrocchia. Attività nei boschi vicino al lago di Bracciano: dovevamo passare su un tronco umido sopra un ruscelletto. Scivolo, cado, mi fratturo il polso sinistro. Ahi! Mi portano in una clinica privata lì vicino. Plaster, stecca, devo stare due giorni immobilizzata supina. Il medico dice: ‘Riposo totale’. Marco è al lavoro, mando un sms: ‘Piccolo incidente, torno presto’. Ma dentro di me, già fremevo.

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Il mattino dopo, entra lui. Si chiama Jamal, infermiere subsahariano, 25 anni, pelle nera lucida, muscoli tesi sotto la divisa bianca, occhi che ti bucano. ‘Signora Sofia, le faccio la toilette. Non si muova’. Io annuisco, supina, solo la testa gira. Pensavo viso, braccia. Lui inizia piano: spugna calda sul collo, insiste sul décolleté, sfiora i capezzoli duri sotto la camicia da notte. Il mio cuore… bum bum bum, come un tamburo. ‘Tutto bene?’, sussurra con accento dolce, esotico. ‘Sì… continua’, balbetto, la voce trema. Scende sul ventre, gira intorno all’ombelico. Sento la fica che si bagna, le mutande umide. Poi, senza chiedere, abbassa il lenzuolo, slaccia il nastro del pigiama, tira giù le mutande. Il mio anello nuziale brilla contro la sua mano scura sulla coscia pallida. ‘Devo pulire bene, signora’. Il guanto savonato sulla mia fica rasata. Gira lento sul clitoride gonfio, lava le grandi labbra, poi le piccole, infila un dito dentro, ‘per pulire’. Gemo piano: ‘Jamal… oh dio’. Lui sorride: ‘Le piace, eh? Rilassati’. Il contrasto: la mia vita da brava moglie, e qui, esposta, con uno sconosciuto nero che mi tocca come una puttana.

La Mia Vita Perfetta e il Segreto che Brucia

Non resisto più. ‘Fammelo… con la mano’, sussurro, colpevole ma eccitata da morire. Lui butta il guanto, la sua mano grande, ruvida, sulla fica bagnata. Due dita dentro, pollice sul clito, pompa veloce. ‘Sei stretta, troia sposata’, ringhia piano. Io: ‘Sì, scopami con le dita, ma veloce, devo tornare a casa’. Il suo cazzo duro preme contro il letto, lo vedo gonfio nella divisa. ‘Vuoi il mio cazzo nero?’, chiede. Annuisco frenetica. Si slaccia, tira fuori quell’asta enorme, venosa, cappella viola. Me la struscia sulla fica, entra piano – dio, mi spacca! – ma urgenza: spinge forte, 5-6 colpi rapidi, profondi. ‘Prendilo tutto, puttana!’, ansima. Io mordo il lenzuolo: ‘Più forte, fammi venire!’. Sento l’orgasmo salire, la fica che pulsa intorno al suo cazzo. Lui esce all’ultimo, sborra caldo sul mio ventre, fiotti bianchi sulla pelle. ‘Brava, ora pulisco’. Mi asciuga con cura, baci rubati sul collo. Due minuti totali, ma intensi, rischiosi – la porta non chiusa a chiave!

Mi riveste, mi sistema. ‘Torna presto, Sofia’. Esco con il polso steccato, guido verso casa, la fica ancora fremente, mutande sporche di umori suoi e miei. Marco mi abbraccia: ‘Come stai, amore?’. Sorriso innocente: ‘Bene, stavo bene’. Cucino, metto a letto i bimbi, ma dentro rido. L’anello al dito, il suo sperma secco sulla pelle sotto i vestiti. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Domani? Chissà, un altro rischio. Questa doppia vita… è il mio ossigeno.

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