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La Mia Doppia Vita: Sesso Proibito in Ufficio e il Brivido del Treno

Dio mio, non ce la faccio più a tenere tutto dentro. Sono Maria, 38 anni, avvocata a Milano. Sposata da dieci anni con Paolo, l’uomo perfetto: casa in centro, cene con amici, reputazione immacolata. Ma sotto sotto… c’è Luca. Il mio assistente. Alto, occhi scuri, mani forti. Inizia tutto sei mesi fa, un bacio rubato dopo una riunione. Da allora, la mia vita è un casino delizioso. Ogni giorno fingo di essere la signora per bene, ma il cuore mi batte forte pensando a lui. Stamattina, caldo infernale in ufficio, aria condizionata rotta. Sudo, l’anello nuziale mi stringe il dito come un rimprovero. Luca entra, chiude la porta. ‘Maria, hai bisogno di rilassarti’, sussurra. Mi guarda con quel sorriso. Mi alzo, gli dico di inginocchiarsi sotto la scrivania. Il mio tailleur si alza piano, mutandine abbassate. Sento la sua lingua calda sulla figa, leccata lenta, poi veloce. Geme piano, le sue mani sulle mie cosce. Io digito sul pc, fingo di lavorare, ma sto impazzendo. Il clitoride gonfio, bagnata fradicia. ‘Luca, più forte…’, ansimo. Proprio allora, bussano. Un cliente, signor Rossi, entra senza aspettare. Cuore in gola, allargo le gambe di più per nasconderlo. ‘Buongiorno avvocata, per il caso urgente’. Luca non si ferma, la lingua ficcata dentro, succhia. Io sorrido, ‘Prego, si accomodi’. Sudo, l’alliance brilla mentre firmo documenti. Lui lecca il mio succo, dita dentro, mi fa venire piano, mordendomi il labbro per non urlare. Rossi non sospetta niente. Luca esce zitto, io arrossisco, ‘Scusi il caldo’.

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Non resisto. Quel pomeriggio, gli dico di seguirmi. Un affare al sud, Napoli, documenti da recuperare da un contatto losco. Prendiamo il treno veloce, compartimento privato. Appena partiamo, lo blocco contro il sedile. ‘Ti voglio ora’, dico, slacciandogli i pantaloni. Il cazzo duro salta fuori, grosso, venoso. Lo prendo in bocca, succhio avida, saliva che cola. ‘Maria, cazzo, sei una troia…’, geme lui. Lo lecco dalle palle alla cappella, ingoio tutto. Lui mi alza la gonna, strappa le mutandine. Mi siedo sopra, la figa stretta lo ingoia piano. ‘Pianissimo, se ci sentono…’, ma spingo giù, forte. Cavolgo veloce, tette che ballano fuori dal reggiseno. Le sue mani mi strizzano i capezzoli, ‘Figa calda, un’altra vita…’. Il treno oscilla, io gemo, ‘Scopami, fammi tua’. Lui mi ribalta, cane contro il finestrino. Cazzo dentro fino in fondo, palle che sbattono sul mio culo. ‘Vengo, Maria!’, grida piano. Sento il suo sperma caldo schizzare dentro, io esplodo, figa che pulsa, gambe tremanti. Urina quasi di piacere, ma mi fermo. Ci rivestiamo di fretta, sudati, sorrisi complici.

Il Segreto che Mi Consumava

Torno a casa da Paolo, cena pronta, bacio sulla guancia. ‘Com’è andata?’, chiede. ‘Bene, lavoro noioso’. Ma dentro, il cuore batte ancora. L’anello al dito, il suo sperma che cola piano nelle mutandine. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questo segreto mi fa viva. Domani in ufficio, lo rifarò. La doppia vita… non la cambierei per niente.

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