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Confessione: La Mia Doppia Vita al Museo, Sesso Proibito e Brivido del Segreto

Mi chiamo Laura, ho 38 anni, sposata da dieci con Marco, due figli, avvocata in uno studio milanese. Di fuori, la donna perfetta: tailleur grigio, tacchi sobri, alliance al dito che brilla sotto le luci dell’ufficio. Ma dentro… dio, dentro brucio. Due settimane fa, al Museo Poldi Pezzoli, ho visto lui. Paolo. Alto, occhi scuri, quel sorriso da predatore. Abbiamo chiacchierato dell’esposizione su certe scultrici, i suoi Nanas colorati, rotondi. Alla fine, gli ho lasciato una nota stropicciata con il mio numero. Folle. Il cuore mi martellava mentre tornavo a casa, inventando scuse per Marco: ‘Riunione serale’.

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Ero in riunione stamattina, telefono vibra. Numero nascosto. Non rispondo. Ricontatta. ‘Pronto? Hai visto l’esposizione?’. La sua voce, bassa, sicura. ‘Magnifica’, dico, la gola secca. Parliamo, flirto. ‘Venerdì sera, notturna al museo? Dopo l’ufficio, prima di cena’. Esito. ‘Va bene’. Dio, l’adrenalina. Esco tardi, dico a Marco che ho carte da finire. Cuore in gola, trucco rifatto in bagno, gonna del tailleur che sale un po’, bas senza giarrettiera, mutandine bianche. Lo vedo fuori, Vespa parcheggiata. Mi bacia sulle guance, le sue mani sulla mia vita. ‘Andiamo’.

Il Messaggio che Accende il Fuoco

Dentro il museo, poca gente. Inizia dalle sale basse, icone dorate, statue. Mi precede, poi è dietro di me. ‘Ti piace?’, sussurra. Spiego, nervosa, Klimt, la sensualità. Non sento la sua mano sulla mia fessa. ‘Cambia’, dice piano. Mi inarco, la sua cazzo dura contro il mio culo attraverso i pantaloni. Mordicchia il lobo, ‘Sbottona la blusa’. Le mani tremano, apro tre bottoni. Vede la mia lingerie, i capezzoli duri che spingono. Mi preme contro, il rigonfiamento pulsa. Scappo a un altro quadro, ma lui mi segue, dito in bocca, lo succhio bagnato. Poi mi tocca lui, mano sul viso, sulle labbra. ‘Vieni da me’. Mi avvicino, le mie mani sulle sue anche, sento i suoi seni… no, i miei contro la sua schiena. Guido la sua mano sul mio seno? No, lui la mia sul suo cazzo. Lo massaggio, duro come ferro. ‘Senti cosa mi fai?’. Lo mordo sull’orecchio, intensifico.

Sale, bacio vero, lingue che duellano, occhi aperti. ‘Occhi aperti!’, ordina. Guardi guardia ci fissa, ci stacchiamo. Sale prima, oscilla i fianchi, alzo la gonna: bas, carne bianca sopra. Mano nella sua tasca, sento il cazzo battere. ‘Lo senti?’. Stringe, io infilo dita sotto la sua gonna, tocco pancia calda, peli pubici. ‘Ho voglia di te, ora’. Annuisco, mano frenetica sul suo cazzo. ‘Vai ai bagni, quelli grandi’. Corro, cuore impazzito, alliance che gratta il palmo sudato. Entro, lui chiude. Mi butto su di lui, lingua in bocca, asturbo la sua verga gonfia. ‘Girati! Cambia! Tira su la gonna!’. Obbedisco, bas, mutande umide. Le tocca il culo, sodo, poi mano sotto, massaggia la fica fradicia. ‘Toglile!’. Le faccio scivolare giù, nude, la fica esposta, bionda, labbra gonfie. Me le infila in tasca. Tocco bagnato, dito dentro, lo lecca. ‘Buona’.

L’Esplosione nei Bagni e il Ritorno a Casa

Mi gira, in ginocchio, gambe aperte. Mi fissa la fica, ‘Bella troia’. Bocca piena sulle labbra, le morde, succhia. Lingua dentro, naso sul clito, due dita nel culo stretto. Beve i miei succhi, pollice sul bottoncino. Tremino, urlo piano, orgasmo mi squassa, gambe molli. Continua, mi vuota. Si alza, mi bacia, sapore mio in bocca. Poi slaccia i pantaloni, cazzo enorme, venoso. ‘Piegati’. Mi appoggio al lavandino, lui spinge, entra tutto nella fica inzuppata. ‘Cazzo, stretta!’. Pompa veloce, rischio, urgenza. Mano sull’alliance, ‘Sei sposata, eh? Fica da marito cornuto’. Vengo di nuovo, lui grugnisce, sborra dentro, caldo. Esce, gocciola. Pulisco veloce con carta, mutande in tasca sua.

Fuori, Vespa. ‘Dove?’. ‘Piazza Duomo’. Dietro, fica nuda sul sellino, vento fresco, abbraccio stretto, capezzoli duri. Baci fougueux arrivederci, mano sul mio seno, cuore che batte sotto. Vado a casa, profumo suo addosso. Marco cena pronta, ‘Com’è andata?’. ‘Bene, stanca’. Sorrido, fica piena di sborra, secreto mio. SMS: ‘Mi hai distrutta, rivincita presto. Laura’. Dio, non vedo l’ora.

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