Dio, non so se dovrei raccontartelo. Sono sposata da dieci anni, avvocata in uno studio importante a Milano. Vita perfetta: marito gentile, casa in ordine, tailleur eleganti. Ma… c’è questo segreto. Ogni sera, dopo il lavoro, mi fermo in quella sala giochi lurida vicino all’università. Muri sporchi, neon che sfarfallano, flipper che urlano. Lo zio gestisce il posto, un tipo grasso e burbero, e io ci vado per scaricare la tensione. Lì c’è lui, quel ragazzo timido, studente magro con occhiali. Mi fissa da mesi, arrossisce, non parla mai. Io sono formosa, tette enormi che traboccano dalla camicetta, culo grosso che ondeggia. Non sono una bellezza da copertina, ho la pelle ruvida, qualche verruca, capelli unti a volte. Ma i miei occhi neri lo inchiodano.
Sento il cuore battermi forte quando entro. L’anello al dito luccica sotto i neon, ricordo del mio matrimonio. Eppure, lo guardo giocare al flipper, le sue mani tremanti sui pulsanti. I suoi amici, teppisti del BEP, mi chiamano ‘la grassona’, fanno battute sporche. Una volta uno ha detto: ‘Ehi cicciona, ti va di succhiare cazzi?’. L’ho spinto contro la macchina, ‘Chiudi quella fogna, il tuo pisellino non mi eccita’. Sono scappata via, ma dentro bollivo. Di rabbia? No, di eccitazione. Lui mi ha visto, i suoi occhi spalancati. Da quel giorno, la tensione sale. Vado meno spesso, ma lui è lì. Il mio telefono vibra con messaggini anonimi, so che è lui. ‘Vieni stasera?’. Il rischio mi bagna le mutande. Marito a casa che prepara la cena, e io… sto per cedere.
Il Segreto che Mi Consuma
Stasera è successo. Esco dalla sala, lui mi segue. ‘Possiamo… camminare insieme?’. Voce tremante. Il mio cuore pompa come un martello. ‘Sì, ma veloce. Devo tornare a casa’. Camminiamo in silenzio, vicolo buio. Mi fermo su una panchina rotta. ‘Ti ho visto che mi guardi. Mi fai vergognare coi miei amici. Ma… mi piaci’. Lui balbetta, rosso come un peperone. Gli prendo il braccio, sento i muscoli tesi. ‘Ho un marito, lo sai? Ma tu mi fai vibrare’. Lo bacio lì, lingue che si intrecciano, sapore di birra e sudore. ‘Andiamo da te, è vicino’. Entra nel suo monolocale squallido, letto che cigola. Lo spingo giù, ‘Dammi la tua bocca’. Gli tiro giù i pantaloni, cazzo duro, non enorme ma perfetto. Lo lecco piano, assaporo la pelle salata, lui geme ‘Oh cazzo…’. Lo succhio profondo, gola piena, saliva che cola. Lui ansima, ‘Sto per…’. Tiro fuori le tette, enormi, vene bluastre, capezzoli duri. ‘Vieni qui, spruzzami addosso’. Lui esplode, fiotti caldi sui miei seni, gocciolano sul mio anello nuziale. Che contrasto, porca puttana. Mi strofino il clitoride veloce, vengo tremando, ‘Sì, fottimi col tuo sguardo’. È stato rapido, urgente, dieci minuti di puro fuoco. Pulisco col suo asciugamano, bacio con sapore di sborra.
Esco di corsa, trucco rifatto, profumo spruzzato. Rientro a casa, marito sorride ‘Com’è andata al lavoro?’. ‘Bene, tesoro’. Sorrido, mutande bagnate di me e lui. Domani? Non so, ma il segreto mi eccita da morire. L’anello brilla innocente, ma le mie tette portano il suo marchio. Voglio rischiare ancora, sentirmi viva, troia nascosta. Dio, che brivido.