Pioveva fine, quella pioggia che appiccica al parabrezza, troppo leggera per i tergicristalli, troppo fitta per ignorarla. Io, Sofia, avvocata di 38 anni, sposata con Marco da dieci, fissavo la strada con la mascella stretta. Lui guidava con una mano, scorreva il telefono con l’altra. ‘Stai attento, o finisci sul marciapiede di nuovo.’ ‘Ma dai, amore, domino.’ Silenzio pesante, rotto solo dai tergicristalli. Andavamo dalla dottoressa Martini, decima seduta. Centoventi euro a botta. ‘Tu ci vai solo per non perdermi’, dissi io, ma dentro pensavo ad altro. A Bea. La segretaria. La mia segretaria privata. Bionda, minigonna aderente, risata che mi bagna le mutande. Marco la guarda sempre, ma non sa che è mia. Il mio cuore batteva forte già lì, in macchina. L’anello al dito luccicava contro il volante, mentre stringevo le cosce. Dio, l’adrenalina del segreto mi uccideva. ‘Sei tesa?’, chiese lui. ‘No, solo stanca.’ Bugia. Ero fradicia.
Arrivammo al palazzo beige, balconi in ferro battuto. Interfono che gracchia. Odore di lavanda finta nell’atrio. Ascensore silenzioso, neon che ronza. Al terzo piano, pannello: ‘Dottoressa Martini – Riimparate ad amarvi senza divorarvi.’ Ironico. Bea non era alla reception. Solita tazza di caffè tiepida, una scarpa con tacco buttata lì. ‘Strano’, dissi. Marco scrollava ancora il telefono. ‘Sarà in pausa.’ Io sentii il telefono vibrare. Messaggio: ‘Vieni dietro. Ora. B.’ Cuore in gola. ‘Vado in bagno’, mentii. Lui annuì distratto. Attraversai la sala d’attente, magazines appiccicati, macchia scura sul tappeto. Luce sotto la porta del ufficio. Suoni ovattati. Spinsi piano. Bea mi afferrò, tirandomi dentro. ‘Sofia… cazzo, mi manchi.’ Bocca sulla mia, lingua urgente, mani che slacciano la camicetta. ‘Marco è fuori’, ansimai. ‘Lo so. Rischio.’ Mi spinse contro la scrivania, capezzoli duri sotto il reggiseno. Li succhiò forte, morsi leggeri. ‘Sei bagnata fradicia.’ Dita sotto la gonna, mutande da parte, due dita dritte nella fica. ‘Ah… sì… piano…’ Gemevo piano, paura che sentisse. L’anello sfregava la sua mano, contrasto che mi eccitava da morire. Lei si inginocchiò, lingua sul clitoride, succhiava vorace. Gambe tremanti, spinsi i fianchi contro la sua bocca. ‘Leccami… più forte…’ Venni in silenzio, spasmi violenti, succhi che mi vuotavano.
La Tensione in Macchina e il Segreto che Brucia
Non bastava. La girai, gonna alzata, culo perfetto. Leccai la sua fica rasata, bagnata di me. Dita dentro, tre, la facevo urlare piano. ‘Sofia… sto… vengo…’ Si contrasse, schizzi caldi in bocca. Orgasmo suo, mio di nuovo sfregando contro la sua coscia. Sborra lesbica, viscida, profumata di sesso proibito. Due minuti, eterni. Ci rivestimmo tremanti, baci rubati. ‘Vai prima tu.’ Uscii, viso innocente. Marco: ‘Tutto ok?’ ‘Sì, amore.’ Sorriso perfetto. Tornammo in macchina, pioggia più forte. Lui parlava della seduta, io sentivo la fica pulsare, mutande zuppe. A casa, abbraccio al marito, cena, letto. Ma dentro, il brivido. Il segreto. L’anello al dito, sapore di Bea in bocca. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Domani, un’altra seduta. Un altro rischio. La mia doppia vita mi fa viva.