Mi chiamo Natalia, ho 27 anni, sono sposata con Filippo da dieci anni, insegno filosofia in un liceo di ragazzi. Di giorno, sono la prof rispettabile, con l’anello al dito che brilla sotto i neon dell’aula. Ma dentro di me… c’è un fuoco che mio marito ha acceso. Ieri mattina, dopo una notte di fantasie su Cristiano, il mio collega affascinante, Filippo mi ha convinto a giocare sul serio. “Vai al lavoro senza mutande e reggiseno”, mi ha detto, con quel sorriso malizioso. Il cuore mi batteva forte. “Sei pazzo”, ho balbettato, ma lui mi ha preso la mano, l’ha messa sul suo cazzo duro. “Fallo per noi, amore. Torna tutta bagnata dal desiderio che scateni”.
Ero terrorizzata ed eccitata. Ho indossato la mia robe nera attillata, quella della sera prima, sandali con tacchi, piedi laccati di rosso. Niente sotto. Sul metrò, ogni sfioramento mi faceva tremare le cosce. Sentivo l’aria fresca tra le gambe, la fica già umida. Al liceo, i miei alunni maschi mi fissavano. “Prof, che eleganza oggi!”, ha detto uno. Arrossivo, i capezzoli tesi contro il tessuto. Camminavo piano, sentivo le tette ballare, temevo vedessero tutto. Durante la lezione, passavo tra i banchi, e dietro di me… parlottavano, ridevano piano. Immaginavo i loro occhi sul mio culo nudo. A un certo punto, ho sentito un gocciolio caldo sulla coscia. Stavo colando. Mi sono seduta di fretta, le labbra gonfie, pulsanti.
La Tentazione Inizia al Liceo
A ricreazione, in bagno, non ce l’ho fatta. Mi sono toccata furiosamente, mordendomi il labbro, pensando a loro, a Cristiano. Ho goduto in silenzio, odiando e amando Filippo per questo. Poi, in sala professori, Cristiano. Ha notato subito: occhi sul mio décolleté, dove i seni liberi si muovevano. A mensa, mi sono chinata apposta per prender l’acqua, dandogli vista piena sulle tette. “Nathalie, sei… diversa oggi”, ha mormorato. Ho sorriso, colpevole, eccitata. Dopo, piedi nudi sul tavolo, come piace a Filippo. Lui ipnotizzato, balbettava.
L’Acte Proibito in Macchina
Fine lezioni, gli ho chiesto un passaggio. “Aspettami in sala prof”. Cuore in gola. In macchina, gonna alzata, ho tolto i sandali. Silenzio pesante. “Mi pensi tutto il giorno?”, ha chiesto, arrossendo. La sua mano sul cambio sfiorava la mia coscia. “Forse”, ho sussurrato. Vicino casa, ha parcheggiato in una via buia. “Natalia, non resisto”. Mi ha baciata, la lingua affamata. L’anello al dito contro la sua guancia. Ho slacciato i suoi pantaloni, il cazzo duro, venoso, saltato fuori. “Fottimi la bocca”, ho gemuto. L’ho ingoiato tutto, succhiando vorace, saliva che colava. Lui mi afferrava i capelli, “Cazzo, prof, sei una troia”. Mi ha scopato la gola, spingendo forte, io soffocavo ma adoravo. Poi mi ha girata, gonna su, “Niente mutande? Sei fradicia”. Mi ha penetrato da dietro, il cazzo grosso che mi apriva la fica, colpi rapidi, urgenti. “Ti scopo come meriti”, grugniva. Io gocciolavo sul sedile, tette schiacciate sul finestrino, rischio di essere vista. “Vengo dentro”, ha ringhiato, e mi ha riempita di sborra calda, pulsando. Io ho tremato, orgasmata forte, mordendo il sedile.
Sono scesa, gambe molli, sborra che colava tra le cosce. “Ci vediamo presto”, ho detto, fugendo. A casa, Filippo mi aspettava. L’ho baciato, sentendo il sapore di Cristiano in bocca. Non gli ho detto tutto, ma lui ha fiutato: “Sei stata una brava ragazza?”. Ho annuito, eccitata dal segreto. Mentre mi scopava quella sera, pensavo alla doppia me: moglie fedele, puttana del collega. Il brivido mi fa venire ancora. Domani? Chissà . Filippo vuole invitarlo in vacanza. Dio, non vedo l’ora.