Dio, che serata. ‘Buon Capodanno, amore mio’, ho detto a mio marito per telefono prima di uscire. Lui tranquillo a casa con i bambini, io ‘fuori con le colleghe’. Bugia banale, ma funziona sempre. Sono avvocatessa rispettabile, 38 anni, matrimonio stabile da 12. Ma stasera? Stasera c’è lui, Marco, il mio amante. Ci siamo incontrati al ristorante di lusso in centro a Milano. Io in abito rosso attillato, tacchi alti, trucco perfetto. Gli sguardi degli uomini mi bruciavano la pelle, invidiosi del mio uomo al tavolo. Ma lui sa che sotto sono sua.
Abbiamo ballato stretti, il suo cazzo già duro contro la mia pancia. ‘Aspetta’, gli ho sussurrato, sentendo il cuore in gola. L’alliance al dito mi pizzicava, mentre la sua mano scivolava sul mio culo. Adrenalina pura. ‘Non qui’, ho detto ridendo nervosa. Ma ero bagnata fradicia. Minuit passé, fuochi d’artificio lontani. ‘Andiamo’, gli ho detto. Taxi. Lungo tragitto verso il suo appartamento. Ho mentito al marito: ‘Tardo, traffico’.
Il Segreto della Serata Proibita
Nel taxi, mi siedo vicina a lui. La gonna sale sulle cosce, vedo il retrovisore. Il tassista, un tipo sulla quarantina, ci lancia occhiate. Marco mi bacia il collo, io rabbrividisco. ‘Sei pazza’, mi dice piano. La sua mano sulla mia gamba nuda, sopra le calze. Cuore che batte forte, paura e eccitazione mischiate. Sento l’umido tra le gambe. ‘Toccami’, gli ordino sottovoce. Le sue dita sotto il perizoma, sfiorano la figa rasata. Già gonfia, clitoride duro. Gemo piano, mordendomi il labbro.
Non resisto. Mi giro, apro la sua patta. Il cazzo salta fuori, grosso, venoso, cappella lucida di pre-sborra. Lo prendo in mano, lo lecco dalla base alla punta. ‘Cazzo, sì’, mugugna lui. Il tassista tossisce, ma non distoglie lo sguardo. Lo infilo in bocca, succhio avida. Lingua che gira sul glande, risucchio profondo. Lui geme, infila due dita nella mia figa zuppa. ‘Sei una troia’, mi dice, e io annuisco con la bocca piena. Terzo dito, poi scivola sul culo. ‘Nel culo?’, chiede. Spingo indietro, lo lascio entrare. Pistona piano, io soffoco gemiti sul suo uccello.
L’Esplosione di Piacere nel Taxi
‘Piano, cazzo, ci vede’, ansimo tra un risucchio e l’altro. Ma mi eccita da morire. Il tassista rallenta, ci fissa. Marco mi incula le dita, tre ora, mentre mi sbatte la testa sul cazzo. Sento le palle contrarsi. ‘Vengo’, grugnisce. Sborra calda in gola, spruzzi infiniti. Ingoio tutto, leccando residui. Le mie cosce tremano, vengo anch’io, figa che pulsa sulle sue dita, culo stretto intorno all’invasore. Il tassista si gira, si tocca i pantaloni. ‘Spettacolo finito, amico’, dico ridendo, con la bocca ancora gonfia.
Pagato il taxi, string in mano al tassista come trofeo. ‘Souvenir’, gli dico maliziosa. Entriamo da Marco, ma io penso già a casa. Doccia veloce, profumo innocente. Rientro da mio marito che dorme. Mi infilo a letto, figa ancora sensibile, sapore di sborra in bocca. Lui mi bacia nel sonno, ignaro. Io sorrido nel buio. Domani avvocatessa impeccabile, stasera puttana segreta. Questo brivido… non lo cambierei per niente. Il segreto mi fa viva. E già penso alla prossima volta.