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La Mia Doppia Vita: La Scopata Segreta col Nipote del Capo

Piove a dirotto, qui in Liguria, in mezzo al nulla. Stringo il volante, il tergicristallo va a palla ma vedo a malapena la strada. Mio marito pensa che sia in riunione col capo a Genova. Invece, mi ha mandato dal suo nipote, in questa casa isolata sul mare. ‘Porta i documenti’, ha detto. E io, come una stupida, ci sono andata. Il cuore mi batte forte. L’anello nuziale mi stringe il dito, freddo contro il volante bollente.

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Arrivo, suono il clacson. La porta si apre. Esco di corsa, la pioggia mi inzuppa in trenta metri. Sbatto la portiera, scivolo sul vialetto. Due braccia forti mi afferrano. Il mio naso contro un maglione caldo, umido. Arrossisco. Mi rialzo, i tacchi alti mi tradiscono, mi aggrappo al portaombrelli.

Il Segreto che Mi Divora

“Ancora una volta?”, ride una voce profonda. Alzo gli occhi: alto due metri, spalle larghe, barba curata, occhi azzurri da vichingo. Stefano, il nipote del capo. “Sofia… Sofia Rossi”, balbetto. “Quello di zio Marco”. Annuisce, sorride. “Entra, sei fradicia”.

Mi porta in bagno. Doccia enorme, pannelli scorrevoli. “Cambati lì, prendi qualcosa dalle mensole”. Esco stasera tardi, dico. “La pioggia dura fino a notte”. Sento il cuore accelerare. Lui esce, chiudo a chiave. Mi spoglio, metto la gonna e la camicetta sul termosifone. L’acqua calda mi avvolge, jets multipli mi massaggiano. Aaah… Chiudo gli occhi. Penso a lui, al suo corpo. La mano scivola sul seno, il capezzolo duro. La schiuma cola sul ventre, tra le gambe. Le dita sfiorano la figa, già gonfia. Immagino il suo cazzo duro. Mi masturbo piano, mordendomi il labbro. Vengo in silenzio, le gambe tremanti. Colpevole… ma eccitata da morire.

Esco, indosso una sua maglietta nera enorme, che mi arriva alle ginocchia. Niente reggiseno, i capezzoli puntano. Lo trovo in sala, con due tazze di cioccolata. “Siediti”. I nostri sguardi si incrociano. Bevo, una goccia mi resta sul labbro. Si avvicina, ginocchio sul divano, mi pulisce col pollice. La scarica elettrica. Le sue dita sulle mie labbra. Chiudo gli occhi. Mi bacia, dolce, profondo. La sua mano sulla guancia, poi sul collo.

Il Culmine Proibito e il Ritorno

“Stefano… sono sposata”, sussurro, ma gli infilo la lingua in bocca. Mi denuda una spalla, scopre un seno. Lo lecca, lo succhia. “Cazzo, che tette sode”. Geme. Mi palpa l’altro, pizzica il capezzolo. Mi sdraio sul divano, lui tra le gambe. Bacia l’interno delle cosce, sale piano. Sento la figa pulsare. “Sei bagnata fradicia”, dice, e infila la lingua nella fessura. La lecca vorace, succhia il clitoride. “Oh merda, sì… leccami la passera”. Ondeggio, vengo forte, stringendogli i capelli.

Non basta. “Scopami, presto”. Mi strappa la maglietta, slaccia i pantaloni. Il suo cazzo salta fuori, grosso, venoso. Me lo ficca in bocca, pompo affamata. “Brava troia sposata”. Poi mi gira, a pecorina. L’anello brilla mentre mi aggrappo al bracciolo. Entra di colpo, profondo. “Prendilo tutto”. Mi martella veloce, schiaffi sulle chiappe. “Più forte, cazzo”. Sento le palle sbattere, la figa piena. Viene dentro, caldo, mi riempie. Urlo piano, un altro orgasmo.

Ansanti. Guardo l’orologio. “Devo andare”. Mi rivesto veloce, gonna umida, mutande piene di sborra. “Torna presto”, sussurra, bacio ultimo. Esco sotto la pioggia che cala. Guido verso casa, il marito dorme. Mi tocco la figa gonfia al semaforo. Il segreto mi eccita di più del cazzo. Domani ufficio, sorriso finto. Ma dentro, brucio. La doppia vita… non la cambierei per niente.

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