Mi chiamo Alessandra, ho 38 anni, sposata da vent’anni con Marco, un uomo per bene. Cucina in una pizzeria a Milano, vita tranquilla, casa in periferia, niente figli perché lui è sterile, ma va bene così. Di giorno sono un’infermiera rispettabile in un ospedale, tailleur grigio, capelli legati, sorriso professionale. Tutti mi vedono come la moglie perfetta, la mamma che non ho mai avuto. Ma dentro… dio, dentro brucio.
Lavoro con Luca, il nuovo medico. Alto, occhi scuri, mani forti. Ci guardiamo da mesi. Messaggi rubati: ‘Stasera?’ Io: ‘Non posso, Marco mi aspetta.’ Ma il cuore mi martella. Ieri, pausa pranzo, mi ha sfiorato la mano. ‘Alessandra, quel tuo anello… non mi ferma.’ Ho arrossito, bagnata già. ‘Sei pazzo, qui ci vedono.’ Ma l’adrenalina… quel brivido di rischiare tutto.
La Tensione tra il Dovere e il Desiderio
Stasera, dopo il turno, gli ho scritto: ‘Parcheggio dietro l’ospedale, 5 minuti.’ Marco pensa che ho straordinario. Guido nervosa, l’anello che luccica al volante, mi ricorda chi sono. O chi dovrei essere. Parcheggio buio, lui è lì, in macchina. ‘Vieni da me’, dice. Salgo, cuore in gola. ‘Dobbiamo fare in fretta, amore. Marco cena alle 8.’
Mi bacia vorace, lingua dentro, mani sul mio seno. ‘Togliti la gonna.’ Esito, guardo intorno. ‘E se passa qualcuno?’ ‘Meglio, più eccitante.’ Slaccio la camicetta, reggiseno push-up che Virginie, la mia amica, mi ha fatto comprare. ‘Cazzo, che tette.’ Le morde i capezzoli, duri come sassi. Io gemo piano, mano sul suo cazzo già gonfio nei pantaloni. ‘È enorme… Marco è minuscolo.’ Lo tiro fuori, grosso, venoso. ‘Succhiamelo, troia sposata.’ Mi piego, lo prendo in bocca. Sa di uomo, sudore, desiderio. Lo lecco dalle palle alla cappella, lui mi tiene la testa: ‘Più profondo, ingoialo.’ Tossisco, ma continuo, saliva che cola.
L’Acto Folle e il Ritorno alla Normalità
‘Girati, apri le cosce.’ Mi metto a pecorina sul sedile, mutande abbassate. Sento la cappella contro la figa bagnata. ‘Sei fradicia, puttana.’ Entra di colpo, mi spacca. ‘Ahhh! Piano!’ Ma spinge forte, palle che sbattono sul mio culo. ‘Senti come sei stretta… tuo marito non ti scopa più?’ ‘No… solo tu mi fai viva.’ Pompa veloce, una mano sull’anello: ‘Questo resta, mentre ti riempio.’ Io vengo prima, figa che pulsa, urlo soffocato. Lui accelera: ‘Sto venendo… dentro?’ ‘Sì, sborrami dentro!’ Gode, caldo che mi inonda, gocciola fuori.
Ci rivestiamo di fretta, baci sudati. ‘Domani?’ ‘Sì.’ Scendo, gambe molli, figa che stilla sperma nelle mutande. Guido a casa, Marco: ‘Com’è andata?’ ‘Bene, stanca.’ Sorrido, bacio innocente. Sotto il tavolo, stringo le cosce, sento il suo seme. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questa doppia vita… non la mollo. Il segreto mi fa venire ogni notte, pensando al rischio. Domani, di nuovo.