Sono Marina, avvocatessa in uno studio importante a Milano. Di giorno, tailleur impeccabile, capelli in ordine, alliance al dito che brilla sotto le luci dell’ufficio. Marito fedele, casa perfetta, cene con amici. Ma dentro, brucia. Quel fuoco che non spengo. Ogni tanto, cambio turno, dico ‘riunione imprevista’. Cuore che martella già mentre guido verso la fabbrica. Il piccolo parco lì accanto, nascosto tra arbusti. Lì, aspetto. Solo loro sanno, gli operai del ‘club’. Pochi, scelti. Non per i soldi, pochi centesimi buttati in fretta. È il brivido di sentirmi pagata, come una puttana low-cost. Emetto un sospiro… rischio di tutto. Se mi beccano? Rovinata. Ma è questo che mi bagna.
Oggi, fine turno pomeridiano. Mi siedo sul sasso, gonna alzata quel tanto, top sbottonato fino all’ombelico. Niente sotto, fica rasata che luccica se apro le cosce. Bas autofixants, stivali neri. Mantello scuro per coprire. Sento passi. Aniceto, operaio sposato, padre di famiglia. Mi fissa, occhi famelici. ‘Marina, cazzo, sei qui.’ Gli sorrido, colpevole ma eccitata. ‘Sì, ma veloce. Devo tornare a casa.’ Tira fuori monetine, le infila nella mia mano. L’alliance luccica contro le sue dita ruvide. Cuore in gola. Mi alzo, lo tiro dietro l’arbusto. Urgenza pura.
La Tensione tra Vita Normale e Desiderio
Mi spinge contro il tronco, mani ovunque. ‘Sei fradicia, troia.’ Sì, lo sono. Gli slaccio i jeans, cazzo duro, grosso, venoso. Puzza di sudore e fabbrica, mi eccita da morire. Lo prendo in bocca, succhio forte, gola profonda. Geme. ‘Cazzo, Marina…’ Poi mi gira, gonna su, mutande none. Entra di colpo, fica che si apre, piena. Spinge violento, colpi secchi. Io ansimo, mano sulla bocca per non urlare. ‘Più forte, Aniceto, scopami!’ Sento il suo sudore sulla schiena, il mio clitoride che pulsa. Alliance che graffia la corteccia. Rischio: voci lontane, operai che passano. Mi vibra tutta, vengo squirting sul suo cazzo. Lui grugnisce, pompa, sborra dentro, caldo, tanto. Esce, gocciola sulle cosce. Ansimo, tremante.
Mi ricompongo veloce. Bacio veloce, sporco. ‘Grazie, amore.’ Torno in macchina, fica che brucia, sborra che cola sul sedile. Profumo di sesso ovunque. Arrivo a casa, marito sorride: ‘Com’è andata la riunione?’ ‘Bene, stanca.’ Doccia veloce, l’alliance pulita. Ma dentro, rido. Segreto intatto. Domani, avvocatessa. Stasera, sogno il prossimo. Questo doppio gioco… mi fa viva. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Non smetto.