Mi chiamo Elena, ho 38 anni, sposata da 12 con Marco, un ingegnere tranquillo. Vivo a Como, casa perfetta, figli a scuola, io doganiera alla frontiera con la Svizzera. Rispettabile, no? Indosso l’uniforme, controllo furgoni, sorrido ai turisti. Ma dentro… dio, dentro brucio. L’anello al dito luccica mentre timbro passaporti, ma sogno cazzi duri, segreti che mi fanno bagnare.
Quel giorno di luglio, caldo afoso, ferma un vecchio furgone. Lui, Luca, brocanteur con aria da furbo, merci coperte. ‘Tutto a posto?’, chiedo. Sorride, occhi maliziose. Frugo, trovo arco giapponese, guanto, frecce. Kyudo, dice. ‘Dimostramelo’, ribatto secca. Il capo annuisce, ‘Portalo via, Chervet’. Cuore che martella. Lo guido nel bosco vicino al posto, lontani da sguardi. ‘Spogliati, fai vedere’. Esita. ‘Sul serio?’. ‘Sì, o sequestro tutto’.
Il controllo che ha cambiato tutto
Tensione alle stelle. Io sposata, lui straniero. Rischio tutto: se ci beccano, fine carriera, fine matrimonio. Ma la fica pulsa. Lo guardo torse nudo, short attillati. Inizia il kata: ashivumi, piedi saldi. Mi avvicino, mani sul suo dorso sudato. Sento il suo cazzo indurirsi. ‘Continua’, sussurro. Dozokuri, allinea il corpo. Gli sfioro i fianchi, lo tiro indietro contro di me. Il mio seno preme sulla sua schiena, capezzoli duri sotto l’uniforme.
Yugamae, braccia aperte. Gli infilo la mano nei pantaloni, afferro il cazzo teso. ‘Cazzo, sei bagnata’, ansima lui. ‘Zitto, tira’. Ushiokoshi, alza l’arco. Mi inginocchio, lo lecco dal basso, lingua sul glande gonfio. Profumo di uomo, sudore, bosco. Hikiwake, tende la corda. Gli pizzico i capezzoli, lo masturbo veloce. Geme, ma tiene la posa. ‘Bravissimo’, dico, eccitata da morire. Daisan, arco pronto. La mia mano vola sul suo uccello, su e giù, saliva che cola.
L’orgasmo tra arco e frontiera
Kai, momento perfetto. ‘Hara’, gli dico, come un maestro. Gli stringo le palle, lo porto al limite. Hanare: la freccia vola, lui esplode. Ma non sborra. Orgasmo tantrico, trema tutto, senza una goccia. Io? Fica fradicia, clitoride che pulsa. Zanshin, finisce. Mi alzo, lo bacio feroce. ‘Non hai finito’. Lo spingo giù, slaccio i pantaloni. La mia fica rasata lo ingoia. ‘Cazzo, Elena, tuo marito?’. ‘Sta’ zitto, scopami forte’. Cavalcata selvaggia, l’arco vicino, rischio di taglio. Anello che brilla mentre lo cavalco, il suo cazzo mi riempie, entra e esce bagnato.
Vengo urlando piano, mordo la sua spalla. Lui mi ribalta, mi sbatte da dietro, mano sui miei fianchi. ‘Sborro dentro?’. ‘No, fuori, via!’. Tiro fuori, sperma caldo mi inonda il culo, la schiena. Trema, grida. Io crollo, cuore impazzito. Cinque minuti, non di più. Urgenza pura.
Rientriamo veloci. Al posto, ‘Tutto ok, materiale sportivo’. Sorriso al capo. Guido a casa, Marco mi aspetta con cena. Bacio innocente, ma mutande zuppe, sperma che cola piano. Mi sento sporca, viva. Domani? Lo cercherò di nuovo. Questo segreto mi fa venire ogni notte, pensando al rischio. L’anello al dito, il suo odore sulla pelle. Doppio vita, doppio piacere. Dio, non smetto mai.