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La Mia Doppia Vita Segreta alle Olimpiadi del Sesso a Parigi

Dio, non ce la faccio più a tenere tutto dentro. Mi chiamo Maria Bernotti, ho 36 anni, sposata da dieci con Antonio, un uomo perbene, avvocato a Milano. Di giorno sono la direttrice di un’azienda di lingerie, quella che sorride alle cene di gala, con l’anello al dito che brilla sotto i riflettori. Ma di notte… di notte vivo un’altra vita. Una che mi fa battere il cuore come un tamburo, che mi bagna le mutande solo al pensiero. L’anno scorso, ho scoperto le Olimpiadi del Sesso a Parigi. Un invito anonimo, un finto viaggio di lavoro. Ho mentito ad Antonio: ‘Conferenza sulla moda intima’. Lui mi ha baciato la fronte, fiducioso. Io, in aereo, stringevo le cosce per l’eccitazione.

Arrivata al Sexodrome, l’aria puzzava di sudore e sesso. Io ero lì come atleta italiana, con il mio partner ufficiale Antonio Cerutti – sì, il mio vero marito, ma lui pensa sia solo un ruolo. Pubblica immagine intatta: coppia sposata, rispettabile. Ma il mio segreto? Bixente Vagina, il commentatore ex-atleta con quella cazzo enorme che tutti ricordano. L’ho visto in régie, nudo sul divano di velluto, la verga già semidura. ‘Tatiana, no, io sono Maria’, gli ho sussurrato mentre passavo, fingendo di sistemare il microfono. Ma i nostri sguardi… porca troia, bruciavano. Thierry blaterava in diretta, il pubblico urlava. Io in lingerie nera, reggiseno che mi spingeva le tette su, string tanga che mi entrava tra le labbra. Il cuore mi martellava: e se Antonio mi vedeva? E se scopriva tutto?

Il Segreto che Mi Bruciava Dentro

La tensione saliva. Dovevo commentare un po’, ma Bixente mi sfiorava la coscia sotto il tavolo. ‘Maria, sei fradicia’, mi ha mormorato, la mano che scivolava sul mio clitoride gonfio. Io ho annaspato: ‘Non qui… dopo la mia prova’. Ma lui rideva, la sua cappella viola che pulsava. Il parì nacque lì: ‘Se ti faccio venire in cinque minuti, mi scopi prima del tuo turno’. Io, con l’anello che sfregava contro la sua pelle calda: ‘Affare fatto’. La mia vita normale – casa, figli, cena – contro questo brivido. Sudavo, le mutandine zuppe.

L’Acte Folle e il Ritorno alla Normalità

Non resistetti. Ci siamo infilati nel backstage, un litro king size portato di fretta dal tecnico. Urgenza pura: dovevo rientrare per il quarto di finale. Bixente mi ha sbattuto sul lenzuolo di satin italiano, le mie calze che stridevano. ‘Apri le gambe, troia sposata’, ha ringhiato. Io: ‘Shh, veloce, cazzo’. La sua lingua prima, sul mio buco bagnato, succhiava il mio succo come un affamato. ‘Gusti di peccato’, ha detto. Poi la sua mazza, grossa come un polso, mi ha sfondata. Entrava lenta all’inizio, stirando le pareti, poi pistoni violenti. Io mordevo il cuscino: ‘Più forte, riempimi la fica!’. L’anello al dito graffiava il suo culo sodo mentre lo stringevo. Sudore che colava, il mio cuore in gola, il rischio che gli arbitri ci beccassero. Mi ha scopato in missionario, le tette che ballavano, poi mi ha girata a pecorina. ‘Prendi il tuo premio’, e zac, mi ha inondata di sborra calda, fiotti che colavano dalle mie labbra gonfie. Tre minuti netti. Io ho tremato, venire così forte da vedere stelle. ‘Ora vai, moglie perfetta’, mi ha baciato, leccandomi il collo.

Rientrata in pista, gambe molli, la fica che pulsava piena del suo seme. Ho scopato Antonio per la gara, fingendo passione, ma pensavo a Bixente. Abbiamo perso presto – colpa mia, distratta. Rientro a Milano, abbraccio Antonio all’aeroporto: ‘Com’è andata, amore?’. ‘Bene, affari fructuosi’. Sorrido, l’anello pulito, ma dentro… quel segreto mi fa bagnare ancora. Ogni cena, ogni bacio coniugale, rivivo il brivido. Rischiare tutto per una pompa profonda, per una fica strapiena. Dio, non vedo l’ora della prossima edizione. La doppia vita? È il mio ossigeno.

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