Mi chiamo Laura, ho 38 anni, avvocata a Milano. Sposata con Marco da dodici anni, una figlia di otto. Casa in ordine, cena pronta, sorrisi ai vicini. Sono quella rispettabile, con tailleur elegante e al dito l’anello d’oro che brilla sotto le luci dell’ufficio. Ma dentro… dio, dentro è un casino.
Oggi è stato uno di quei giorni. Al lavoro, riunioni noiose, caffè con colleghe che parlano di figli e mariti fedeli. Il telefono vibra. Messaggio da lui, Luca: “Parcheggio sotterraneo, tra 10 minuti. Non farmi aspettare, troia.” Il cuore mi esplode nel petto. Bum-bum-bum. Guardo l’orologio: le 18:45. Marco mi aspetta a casa, cena da preparare. Dovrei dire no. Io… non posso. Ma la fica mi pulsa già, bagnata sotto le mutandine di pizzo. Stringo le cosce, sento l’umidità. L’anello al dito mi pesa, lo giro nervosamente. “Vengo”, digito veloce, prima di pentirmi.
La Routine Spezzata dal Desiderio
Scendo le scale di corsa, tacchi che clic-clac sul cemento freddo. Il parcheggio è semivuoto, ombre lunghe. La sua macchina nera, familiare. Apro la portiera posteriore, lui è lì, camicia sbottonata, occhi famelici. “Sei in ritardo”, ringhia, e mi tira dentro. Le sue mani ruvide sulla mia pelle, sotto la gonna. “Cazzo, sei fradicia. Pensavi a me tutto il giorno?” Annuisco, bocca secca. “Sì… non ce la facevo più.”
Mi spinge contro il sedile, bacia il collo, morde. Strappa le mutandine, dita dentro di me, due, tre. Gemo forte, “Shh, puttana, non urlare o ci sentono.” Ma non resisto. Gli slaccio i pantaloni, il cazzo salta fuori, duro come ferro, vene gonfie. Lo prendo in bocca, succhio avida, lingua che gira sulla cappella. Sapore salato, pre-sperma. “Bravo, troia sposata, ingoialo tutto.” Lo prendo in gola, soffoco un po’, ma continuo, saliva che cola. Lui ansima, afferra i miei capelli. “Basta, ora ti scopo.”
L’Incontro Esplosivo e il Ritorno a Casa
Mi gira, gonna alzata, fica esposta. Entra di colpo, uno spingo secco. “Ahhh!” urlo piano. È grosso, mi riempie tutta, sfrega il clitoride. Pompa forte, auto che cigola. “Senti come sei stretta, nonostante quel cornuto di tuo marito.” Batto i fianchi contro di lui, unghie nella pelle del sedile. “Più forte, Luca, scopami come una puttana.” Lui accelera, palle che sbattono sul mio culo. Sento l’orgasmo arrivare, onda che sale. “Vengo… vengo!” Mi contrae tutto, squirto un po’ sul sedile. Lui grugnisce, “Prendilo, troia,” e mi inonda, sperma caldo che cola dentro.
Due minuti, non di più. Urgente, rischioso. Qualcuno passa fuori, passi lontani. Ci sistemiamo veloci. Bacio veloce, sporco. “Domani?” “Sì.” Esco, gambe molli, mutandine in borsa, fica che gocciola il suo seme. Salgo in auto, specchietto: rossetto sbavato, ma ok. Rientro a casa, Marco sorride: “Com’è andata al lavoro?” “Bene, stanca.” Cucino, rido con mia figlia, mangiamo. Sento lo sperma muoversi dentro mentre servo il piatto. Colpa? Un po’. Ma l’eccitazione… dio, è travolgente. Sono la moglie perfetta e la sua puttana segreta. E non smetterò mai.