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La Mia Doppio Vita: Il Brivido del Segreto con il Mio Giovane Amante

Sono Maria, 42 anni, avvocata rispettata, sposata con Luca da 15 anni, due figli, casa perfetta a Milano. Ogni domenica, dopo la messa, visito i miei genitori in periferia. Oggi, le dieci rintoccano al campanile, bacio mamma e papà, carico le borse della spesa in macchina. La mia Fiat 500, portiere bloccate, come sempre dopo quel reportage sui ladri. Saluto con la mano, l’anello nuziale luccica al sole. Cuore tranquillo, o almeno così sembra.

Passo davanti allo stadio, e lo vedo: Matteo, il mio amante segreto, diciotto anni, muscoli da calciatore, short aderenti. Sta al telefono, borsa da sport ai piedi. Il cuore mi esplode nel petto, respiro corto. Un mese fa l’ho iniziato io, in un pomeriggio folle. Freno, abbasso il finestrino. “Matteo! Sali, ti porto io!” Lui sorride, riconosce la mia voce tremante. Sale, borsa dietro, io riparto con mani sudate sul volante.

La Tensione tra Normale e Proibito

“Che ci fai qui?” domando, voce bassa. “Allenamento, chiamavo papà.” Silenzio pesante, guardo le sue cosce abbronzate. Penso a quel cazzo lungo e sottile che mi ha riempita. “Mi hai pensata?” “Sì…” ammette, occhi sulle mie gambe sotto la gonna corta. Mi bagno subito, figa che pulsa. Kilometri scorrono, siamo vicini casa. Non ce la faccio. Mano destra sul volante, sinistra sulla sua coscia ferma, pelosa. Sento fremere la pelle. Cuore in gola, l’anello contro la sua carne giovane. Mano che sale, sotto lo short, palpo il rigonfiamento nel boxer. “Hai voglia di me?” “Cazzo sì.” “Anch’io.”

Rondò, ritraggo la mano. Lui osa: dita sul mio ginocchio, su per la coscia, sotto la gonna. Tremano, raggiungono l’umidità della mia figa. Stringo le gambe, ma lo lascio. Case vicine, panico. Ricordo il cantiere lì accanto, domenica deserto. Sterzo, “Hai cinque minuti? Vogliamo fermarci?” “Sì!” Parcheggio nascosto, spengo. Lui infila dita nel mio slip, fruga la figa bagnata. Io abbasso il sedile, gonna su, gambe spalancate. “Brava, continua… oh sì, ficcale dentro!”

Le sue dita maldestre entrano, due, tre, remano nella mia figa liquida. Io chiudo gli occhi, sudore erotico, capezzoli duri sotto il reggiseno. Mi palpo i seni gonfi, li libero, li strizzo. Gemo forte: “Cazzo, sì, fammi venire!” Lui accelera, io inarco la schiena, vengo urlando, figa che squirta sul suo polso. Ora tocca a lui. Mano sul suo pacco flaccido per lo spavento – un operaio ci guarda! Pedro, immigrato, cazzo fuori, si mena.

L’Esplosione di Piacere e il Ritorno alla Realtà

Non mi fermo. Calo i suoi pantaloni, cazzo molle in mano, lo pompo piano. Duro subito. Lo guardo negli occhi, poi Pedro fuori. Mi eccita. Prendo il cazzo in bocca, succhio il glande, lecco, palpo le palle gonfie. Lui geme. Pedro si avvicina, sborra sulla vetrata, fiotti bianchi. Io accelero, ingoio tutto il suo sperma salato, pompando fino all’ultima goccia. “Porca troia…” sussurro.

Ore 12 meno 10. Sistemiamo tutto, lo lascio vicino casa. Pulisco la sborra dalla macchina con un fazzoletto, eccitata dal pensiero. Rientro, famiglia affamata. “Scusa, incidente in strada.” Pranzo, sorrisi finti. Luca mi guarda, io già bagnata ripensando al voyeur.

Figli usciti con la macchina, soli. Gli verso cognac, mi piego, lui mano sulla coscia. “Sei fradicia.” Dita nella figa, gemo. “Voglio la tua cazzo dentro.” Mi giro, mi siedo sul suo cazzo, cavalco forte. Poi culo: lo guido nell’ano stretto, pompo piano, vengo di nuovo. Lui esplode dentro, io trepido.

Segreto salvo. Vita doppia: rispettabile fuori, troia dentro. Il brivido mi uccide… e mi fa viva.

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