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La Mia Doppio Vita: La Sessione Proibita con la Psichiatra

Sono sposata da otto anni con Marco, un uomo solido, avvocato come me. Di giorno, sono la professionista impeccabile negli uffici di Milano, tailleur eleganti, alliance al dito che brilla sotto le luci al neon. Ma dentro, un vuoto. Il sesso con lui è routine, noioso. Ho iniziato la terapia con la dottoressa Elena sei mesi fa, per quei blocchi che mi impedivano di godere davvero. Lei, sulla cinquantina, capelli castani intrecciati, maquillage discreto, un’aura calma e magnetica. All’inizio, solo parole. Poi, il trasferimento. Pensavo a lei ogni giorno. Il cuore batteva forte prima di ogni appuntamento. Mi truccavo di più, sceglievo lingerie sotto i vestiti. Marco mi chiedeva: “A cosa pensi quando sorridi così?” Inventavo bugie. “A noi, amore.” Ma era lei. L’urgenza di confessarlo mi divorava. Oggi, ore 19, dopo una giornata esaustiva. Entro in ascensore, mi guardo allo specchio, sistemo i capelli. Sala d’attesa, mani sudate. Busso due volte alla porta. “Buonasera…” Lei sorride, mi invita nel suo studio. Ci sediamo, tavolo basso tra noi. Silenzio. “Come stai?” “Bene… ma devo dirti una cosa. Mi ossessioni. Provo desiderio per te, sensuale, profondo. Non ce la faccio più con Marco come dovrei.” Arrossisco, voce tremante. Lei mi guarda, serena. “È normale, un transfert. Dimmi di più.” “Penso al tuo tocco, al tuo sguardo. Dubito di continuare la terapia.” Si alza, prende un bicchiere d’acqua dal mobile. Mi porge un comprimido. “Prendilo, ti rilasserà. Fidati di me.” Lo ingoio. Cuore in gola. “Presto sentirai un formicolio, ma sarai cosciente. Libera il surmoi.” Chiama il segretario: “Paolo, prepara la stanza blu.”

Effetti rapidi: testa leggera, eccitazione che sale. Paolo bussa. “Tutto pronto.” Lei mi aiuta ad alzarmi, mi guida nel corridoio. Spinge la porta: stanza blu, sedia ginecologica al centro, armadio con flaconi, lavandino. Vacillo, lei mi sorregge. “Tranquilla.” Paolo bussa di nuovo: “Chiamata urgente.” “Spogliati e metti la camicia bianca sul tabouret. Torno presto.” Sola, mi spoglio. La camicia corta, si chiude con bottoncini. Mi siedo sulla sedia, respiro profondo. Bussano. Paolo entra. “Non ti disturbare. La dottoressa vuole un suppostorio per rilassarti.” Guanti di lattice, vaselina. “Piegati sul lavandino.” Obbedisco, posizione umiliante, culo in aria. Solleva la camicia, lubrifica l’ano. “Rilassati.” Infila il suppostorio, lascia il dito dentro. “Aspetta che si sciolga.” Lei rientra. “Grazie, Paolo.” Lui ritira il dito, schiaffetto sulle chiappe. Mi guida alla sedia, gambe negli staffali. “Allarga bene.” Osserva la figa. “Paolo, guarda come si è dilatata già.” Lubrifica il clitoride, infila dita nella figa bagnata. “Respira, lascia emergere i pensieri.” Paolo apre la camicia, strizza i capezzoli duri. Masturbo forte, lei esperta. “Mouj molto, brava. Non venire ancora.” Paolo passa un dilatatore metallico, 5 cm. Lo infila piano, la figa si allarga. “Immagina il tuo marito… o me.” Geme dentro di me. “Ora un liquido rilassante nell’ano.” Paolo tiene il dilatatore. Lei lubrifica il buco del culo, infila un dito, due, tre. Poi la canula. Liquido freddo entra, crampi, ma eccitazione esplode. Mi massaggia pancia, cosce. “Si sta aprendo tutto: capezzoli turgidi, ano dilatato, figa gonfia.” Non resisto. Urlo, vengo forte, corpo scosso, squirto sulla sedia. Lei ritira tutto, neutra. “Brava, hai accettato il piacere.”

Il Segreto che Mi Consumava

Mi rivesto, gambe molli. “Vai in bagno se devi svuotarti. Ci vediamo settimana prossima.” Esco, aria fresca su Milano. Rientro a casa, Marco cena pronto. “Com’è andata la terapia?” “Bene, mi ha aiutata molto.” Bacio sulla guancia, alliance che sfrega. Sotto, figa ancora pulsante, ano lubrificato. Il segreto mi arde. Domani ufficio, moglie perfetta. Ma rivivo ogni tocco, ogni penetrazione. Colpa? Poco. Solo eccitazione pura. Il rischio di essere scoperta… mi fa bagnare di nuovo. Non vedo l’ora della prossima sessione.

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