Sono una donna sposata, rispettabile, avvocato in uno studio importante a Milano. Di giorno indosso tailleur eleganti, parlo con clienti, sorrido al mio Marco che mi aspetta a casa con la cena pronta. Ma dentro… dio, dentro brucio. Questo lockdown eterno mi sta uccidendo. Coprifuoco, attestazioni, niente uscite, niente sballi. Solo voglia di cazzo che mi mangia viva.
Oggi al supermercato, rayon aperitivi. Cerco biscotti nature, in alto. Mi allungo sulle punte – sono alta, ma non basta – e plof, il pacco cade. ‘Oh no, proprio quello che volevo io’, dice una voce maschile dietro di me, delusa ma divertita. Mi giro: mascherina, jeans stretti, camicia aperta su un petto peloso. Occhi che ridono. ‘Hai fatto cadere il mio pacco’, aggiunge, malizioso. Penso: ‘Ti farei cadere il TUO pacco, stronzo’. Ramazzo il sacchetto, mi alzo, e lui si avvicina. Troppo. Schienale contro gli scaffali, braccia ai lati, intrappolata. Non ci tocchiamo, ma il suo profumo… maschio, legno e sudore. Le gambe tremano. Sento la fica bagnarsi sotto la gonna. Cuore che martella.
Il Caso al Supermercato e la Tensione Irresistibile
‘Alla fine preferisco questi’, dice porgendomi i biscotti al sesamo. ‘Sì… sì…’, balbetto. Che idiota. Mi fissa, sorride sotto la mascherina. Si china all’orecchio: ‘Sicura di non volere nient’altro?’. ‘No… grazie’. Ma la mano va sul suo petto. Non per spingere, per sentire. Lui annuisce, complice. ‘Ti aspetto all’uscita’. Si allontana. Io? Paralizzata. Finisco le spese in trance, lo vedo alla cassa vicina, sguardi che promettono scopata. Sul parking, macchine vicine. ‘Seguimi, conosco un posto tranquillo’. Lo seguo, campagna fuori città, stradine, bosco. Grillli, aria calda di maggio. Scendo, lui senza maschera: bello, barba incolta.
‘Sei venuta’, dice prendendomi la mano, schiacciandomi il culo sul cofano. ‘Ho voglia di te…’. Il suo petto contro le mie tette libere sotto la camicia. Capezzoli duri all’istante. Bacio selvaggio, lingue che si mangiano. Mano sotto gonna, slip giù. Dita sulla fica fradicia. ‘Sei bagnata da morire’. Geme. Io mi strofino sul suo cazzo gonfio nei jeans. Mi spoglia la camicia, lecca capezzoli, scendo al ombelico, poi… lingua tra le cosce. Mi lecca la fica, succhia il clitoride. ‘Oh cazzo… non fermarti!’. Stringo la sua testa, urlo piano. Ma lui si alza, slaccia i jeans: cazzo enorme, venoso, cappella lucida di pre-sborra.
L’Incontro Esplosivo e il Ritorno alla Vita Normale
Mi metto in ginocchio, lo prendo in bocca. Lecco, succhio, gola profonda. Lacrime agli occhi, ma lo ingoio tutto. Lui pompa, palle sul mento. ‘Cazzo, che troia…’. Mi tocco la fica masturbandomi. Poi mi alzo, mi sdraio sul cofano, gambe aperte, fica rasata esposta. Lui la divora ancora, lingua dentro, poi mi afferra i fianchi e sbatte dentro. Un colpo secco, fino in fondo. ‘Prendilo tutto!’. Io gemo, unghie nella schiena. All’improvviso vedo il mio anello nuziale luccicare mentre lo tocco. Colpa, ma eccitazione pura. Scopata bestiale, veloce – devo tornare prima del coprifuoco. Lui mi sbatte, io vengo urlando, fica che pulsa. ‘Sto venendo!’, grugnisce, e mi riempie di sborra calda.
Ci rivestiamo di fretta. ‘Ci vediamo al super?’. Annuisco, eccitata. Guido a casa, fica che gocciola ancora, profumo di sesso. Marco mi bacia: ‘Com’è andata?’. ‘Bene, amore’. Sorrido, segreto intatto. Domani? Lo cercherò. Questa doppia vita… mi fa venire i brividi. Voglio di più.