Mi chiamo Sofia, ho 38 anni, sposata da dieci con Marco, un ufficiale dell’esercito sempre in missione. Di giorno sono la manager implacabile in un’azienda di Milano, recluto talenti per il mio team. Rispettabile, tailleur impeccabile, anello al dito che brilla sotto le luci fluorescenti. Ma dentro, un fuoco che non si spegne.
Ricordo quel colloquio d’ottobre. Luca, un ragazzo normanno trasferitosi al Nord, piccolo di statura rispetto alla mia altezza, capelli castani corti, occhi nocciola e mani sottili curate. Non un adone, ma quella bocca a cuore, quel sorriso timido… ‘Cazzo, che tipo interessante’, ho pensato. L’ho assunto come mio assistente personale. Professionale, no? Scherzo.
La Tensione che Sale tra Ufficio e Casa
Si è integrato subito. Allegro, preciso, fumavamo insieme in ufficio, parlavamo della sua Normandia lontana, dei suoi due figli, della moglie infermiera spesso via. Io ascoltavo, confidente perfetta. Ma i nostri sguardi si incrociavano troppo. Io, con l’anello che mi stringeva il dito, sentivo il cuore accelerare. ‘Sofia, concentrati’, mi dicevo. Eppure, durante le pause caffè, le sue mani sfioravano le mie. Niente di più, ma quel brivido…
Una sera aziendale, cena abbondante, poi disco. Io non ballo, ma lui mi ha chiesto un lento. ‘Dai, capo, solo un giro’. Le sue mani sulla mia schiena, il suo profumo di vaniglia, i nostri corpi che sfregano piano. Il mio cuore batteva forte, l’anello contro il suo petto. ‘Luca, smettila’, pensavo, ma non l’ho fermato. Gli sguardi dei colleghi? Li ho ignorati. Quella notte ho dormito poco, eccitata, in colpa.
Lunedì, esausta, lui mi chiede un colloquio privato. ‘Vieni da me stasera, casa mia. È importante’. Il marito via per una settimana, figli dai nonni. Ho accettato, cuore in gola. ‘Cosa sto facendo? Sono sposata, cazzo’.
Alle otto, sul suo divano. Casa vuota, silenziosa. Un bicchiere di vino, sigarette. Nervosa, giocherello con l’anello. ‘Sofia, da quella sera non penso ad altro. Mi piaci da morire. Il tuo management, il tuo modo di essere… e quel ballo’. Mi prende la mano. Silenzio. Poi le nostre labbra si incontrano. Timide prima, poi lingue che danzano, respiri affannati. ‘Luca, non dovremmo…’, ma lo tiro a me.
La Notte di Piacere nel Letto Coniugale
Lo bacio sul collo, sulle orecchie. Lui geme. Si toglie la camicia, io il tailleur. Sul divano, le sue mani sui miei seni piccoli, sodi. ‘Sei bellissima, Sofia’. Gli slaccio i pantaloni, il suo cazzo duro salta fuori, grosso, venoso. Lo accarezzo piano, lui ansima. Ma i rimorsi: ‘Non posso tradire Marco così’. Fermiamo tutto, parliamo ore. ‘Ho voglia di te, ma solo carezze. Niente penetrazione, per favore’.
Mi guida in camera, sul letto coniugale. Nudi, ci esploriamo. Le sue mani sui miei capezzoli duri, la bocca che li succhia. Io tra le sue gambe, lingua sul suo cazzo, lo lecco piano, assaporo il presperma salato. Geme: ‘Sofia, sì…’. Poi lui tra le mie cosce. ‘Apri’, dice. La sua lingua sulla fica bagnata, clitoride gonfio. ‘Cazzo, Luca, lecca lì…’. Inserisce un dito, poi due, pompa piano. Io vengo forte, tremando, stringendogli i capelli. Due, tre orgasmi, succhi muschiati nell’aria.
Al mattino, ‘Vieni su di me, ma non dentro’. Mi masturba con mani esperte, unghie lunghe che graffiano la cappella. ‘Tra le dita, Sofia?’. Prendo le sue palle, le strizzo. ‘Nella bocca, ti prego’. Si inginocchia, labbra socchiuse sul glande. Spingo, esplodo: ‘Aaaah, Luca!’. Sperma caldo in gola, lui ingoia tutto senza tossire. Io urlo il suo nome, corpo scosso.
Esco di casa, sole alto, anello al dito. Torno dalla mia vita: caffè col marito al telefono, riunioni. Ma dentro, quel segreto mi eccita da morire. Il rischio di essere scoperta, il contrasto… non vedo l’ora della prossima volta. Colpevole? Un po’. Ma viva, cazzo.