Mi chiamo Elena, ho 36 anni, sono la segretaria del direttore in un’azienda di trasporti a Milano. Di giorno, sono la moglie perfetta: casa immacolata, pranzo pronto per mio marito Luca, che lavora in banca. Anello al dito, tailleur elegante, sorriso professionale. Tutti mi vedono come la donna ideale, rispettabile, devota. Ma dentro… dio, dentro brucio. Adoro quel formicolio, il segreto che mi bagna le mutande solo a pensarci. Luca non sospetta niente, crede che la mia vita sia noiosa. E io? Io vivo per l’adrenalina di rischiare tutto.
La festa di fine anno aziendale era il posto perfetto. Locale affollato, musica alta, alcol che scorre. Indossavo un abito rosso aderente, scollato quel tanto da far girare la testa. Luca era a casa con i figli, io avevo detto ‘rientro tardi, chiacchiere tra colleghe’. Ballavo con Marco, il direttore del personale. Alto, occhi scuri, mani forti. Ci sfioravamo, i nostri corpi si incollavano al ritmo lento. Il cuore mi martellava nel petto, sentivo l’anello nuziale freddo contro la sua pelle calda mentre gli accarezzavo il collo. ‘Elena, sei una bomba stasera’, mi sussurrò all’orecchio, il suo alito di whisky mi fece tremare. Intorno, colleghi ridevano, bevevano, ma alcuni occhi erano su di noi. La tensione saliva, il mio clitoride pulsava. Sapevo che era sbagliato, ma dio, volevo la sua cazzo dentro di me, lì, davanti a tutti.
La Tensione tra Normalità e Desiderio
Non ressi più. Le mie mani scesero sul suo petto, slacciai la camicia. Lui mi afferrò le tette da sopra il vestito, strizzandole forte. ‘Cazzo, Elena, sei fradicia’. Mi girai, gli spinsi il culo contro la sua erezione dura come il ferro. La pista era piena, ma ci facemmo spazio al centro. Tolsi il vestito in un lampo, restai in reggiseno nero e perizoma. Sussulti, fischi. Mi sentivo esposta, vulnerabile, eccitatissima. Marco mi abbassò il perizoma, le sue dita entrarono nella mia fica bagnata, due, tre, pompando veloce. ‘Gemimi per me’, ordinò. Io obbedii, ‘Sì, scopami, Marco, ficcamelo tutto’. Lui si slacciò i pantaloni, la sua verga saltò fuori, grossa, venosa, cappella gonfia. Mi chinai, la presi in bocca, succhiando vorace, la lingua sul frenulo, saliva che colava. Colleghi urlavano: ‘Dagliela, Marco! Falli venire!’. La sua segretaria, Laura, ci girava intorno, occhi fiammeggianti, ‘Leccale il culo, ficcaci un dito!’.
L’Acte Infuocato e il Ritorno al Segreto
Mi voltai, aprii le gambe, mani sulle ginocchia. ‘Prendimi ora’. Lui mi penetrò di colpo, il suo cazzo mi riempì fino in fondo, sbattendo contro il collo dell’utero. ‘Cazzo, sei strettissima’, grugnì, afferrandomi i fianchi. Io spingevo indietro, il mio anello scintillava mentre gli artigliavo la schiena. Ogni colpo era un tuono: pac pac pac, sudore che colava, puzza di sesso nell’aria. Sentivo gli occhi su di noi, il rischio mi faceva contrarre la fica intorno alla sua asta. ‘Vengo… oh merda, vengo!’, urlai, le pareti si strinsero, orgasmo che mi squassava. Lui accelerò, ‘Prendo la tua figa, troia!’, e schizzò dentro, fiotti caldi che mi inondavano. Restammo uniti, ansimanti, mentre applaudivano. Lentamente, mi girai, lo baciai, il suo sperma colava lungo le cosce.
Remisi i vestiti di fretta, prima che arrivasse il capo. ‘Ci vediamo lunedì, amore’, mi disse con un occhiolino. Guidai a casa con le mutande zuppe, il cuore ancora a mille. Luca dormiva. Mi infilai nel letto, sentii il suo respiro calmo. Il mio segreto era salvo, ma quel brivido… mi masturbai piano pensando alla verga di Marco, al pubblico, al mio anello che luccicava sul suo culo. L’indomani al lavoro, sorrisi a tutti come se niente fosse. Ma dentro, ero viva, doppia, eccitata da morire. Quando rivedrò Marco? Il rischio mi fa impazzire. Non smetterò mai.