Mi chiamo Elena, ho 62 anni, vivo nei Parioli, quel quartiere elegante di Roma dove le ville borghesi sussurrano ricchezza e decoro. Sposata da trent’anni con Giovanni, un ex manager austero, sono la moglie perfetta: professionale, elegante, sempre con un sorriso discreto. Faccio volontariato in un’associazione per insegnare informatica a over cinquanta. Lì ho incontrato Marco, il volontario giovane, alto, con quel fascino da maschio sicuro. Cuore che batte forte quando i nostri sguardi si incrociano. Io, con la fede al dito che luccica, fingo indifferenza. Ma dentro, brucio. Giovanni è via per lavoro, casa vuota, e io… io lo invito. ‘Ti riaccompagno, piove’, gli dico con voce tremante. In macchina, la gonna sale, i miei bas neri alla garter belt sbucano. Sento l’odore del suo profumo misto alla pioggia. Tocco la sua mano, lui la mia coscia. ‘Vieni dentro, mio marito torna tra una settimana’. Paura e eccitazione mi stringono lo stomaco. E se qualcuno ci vede? Ma è questo il brivido.
Entriamo in villa, il mio regno segreto. Grégoire, il maggiordomo, prepara un drink e sparisce. Lo lego su una sedia in una stanza attigua, nudo, eccitato. Torno vestita da pantera: bustier, vestaglia trasparente aperta sui seni pesanti, Louboutin rosse da 15 cm, porte-jarretelles Chenonceau. I capezzoli duri spingono il tessuto. ‘Ti feconderò stasera’, gli sussurro. Mi accovaccio, lecca le mie palle dal buco della sedia. Olio essenziale di chiodi di garofano e ylang-ylang: verso sulle mani, massaggio il suo cazzo duro, lucido, vene gonfie. Lo annuso, lo lecco il glande, infilo l’unghia nell’uretra. Lo prendo in bocca, stringo le palle per non farlo venire. Lo libero, lo guido per il cazzo in camera. Bacio profondo, lingue che danzano. Lo butto sul letto king size, gli alzo le gambe, infilo la lingua nella fica rasata, lecca il clitoride grosso come un mini-cazzo. ‘Scopami, Marco, la tua verga nella mia fica bagnata!’. Mi cavalca, cazzo grosso che riempie, pompa forte. ‘Sento le tue palle sbattere sul mio culo’. Gemo, squirto sul suo ventre. Lui mi gira, mi incula piano, crema sull’ano stretto. ‘Jean… no, Marco, sììì, spacca il mio culo!’. Viene dentro, sborra calda che cola. Io squirto ancora, urlo.
Il Segreto che Cresce nel Quartiere Chic
Ci laviamo sotto la doccia, dita nel culo, pompino finale. Rientro in cucina, sistemo tutto. Giovanni chiama: ‘Tutto bene, amore?’. ‘Sì, tesoro, stanca dal corso’. Sorriso colpevole, fica che pulsa ancora. La fede al dito brilla innocente, ma sotto la gonna, il suo sperma mi bagna le cosce. Domani sarò la moglie rispettabile, ma stasera ho sido la sua troia. Questo segreto mi fa bagnare solo a ripensarci. Ne voglio ancora, il rischio è la mia droga.