Dio, il cuore mi batte ancora forte mentre ci penso. Sono Gina, 39 anni, ostetrica capo qui nella sonnolenta cittadina di Là. Di giorno, sono la regina delle donne: visito vagine, assisto parti, domino corpi e coscienze. Sposata con Marco, l’uomo perbene, viviamo in una grande casa con mia cognata e la figlia di lui, che mi chiama mamma. Rispettabile, no? L’anello al dito luccica sempre, mentre sorrido alle pazienti. Ma dentro… dentro brucio. Amedeo, quel vedovo con la figlia adolescente che mi fa impazzire. Viene da me ogni volta che può, e oggi, fine settembre, crepuscolo, è capitato perfetto.
L’ultima paziente, la sarta Suzanna, era sul lettino. Mano sotto la gonna, le palpavo il culo per controllare. ‘Trentasei e mezzo’, le dico. Lei ride, ‘Mi tormentava dal mattino’. Amedeo bussa, educato come sempre. ‘Una seconda!’, grido. Entro lui, si gira verso la porta, si siede voltato. ‘Buonasera Gina’, dice piano. Suzanna chiede ‘Chi è?’. ‘Amedeo, tesoro’. Saluti ciechi, io finisco, sabbia scorre, mi pulisco il dito sul lenzuolo, annoto. Lei se ne va con un bacio, ‘A domani’. Chiudo la porta a chiave. Boom. Il mondo sparisce.
Il Segreto che Mi Divora Dentro
Corro tra le sue braccia. ‘Amore, finalmente sola! La giornata è finita, e tu qui… speriamo non chiamino per un parto’. ‘Quale Jeanna?’, ride lui. ‘La moglie del calzolaio, incinta fino agli occhi’. Lo bacio famelica, gusto il suo sapore di uomo, sudore leggero. ‘Niente cena, solo te’. Saliamo le scale di legno cerato, odore di resina che mi inebria. Nel letto grande, affondo. Gli abbasso i pantaloni: ‘Vediamo come stai, tesoro’. Il cazzo è duro, gonfio, più di prima. ‘Mmm, stasera mi godo questo’. Lo prendo in bocca, succhio piano, lingua intorno al glande. ‘Ahi!’, geme lui. ‘Ti ho fatto male?’. ‘No, dico ahi prima che sia tardi’. Rido, lo lecco avida.
Gli alzo la gonna fino alla testa, dentelle del sottoveste sul viso. Mani sul mio culo nudo, carezze. Tape leggera, e riprendo a succhiare. ‘Mi leccherai la fica dopo?’, chiedo tra un colpo e l’altro. ‘Certo, la tua è la più buona’. ‘Stronzo! Ne hai leccate di più grosse?’. ‘Sì, e tu hai il culo più grosso e bello’. Lo ribalto, mi metto a pancia in giù sulle sue ginocchia. Schiaffeggiate forti, culo che arrossa. ‘Ahi! Ahi! Basta! Ho sbagliato, il tuo è il migliore!’. Infila il dito tra le cosce, scivola nella fica bagnata. ‘Ne vuoi ancora’. Mi giro, gambe in aria. ‘Scopami ora!’. Mi penetra di colpo, cazzo grosso che riempie. Ansimo, lui sbuffa come un toro. Spingo i fianchi, fica che stringe, umida, calda. ‘Più forte!’. Geme, spinge, esplode dentro, sborra caldo che mi riempie. Crollo, orgasmo che mi squassa.
L’Incontro Esplosivo e il Ritorno alla Normalità
Ci assopiamo un po’. Mi sveglio, lui mi guarda estasiato. ‘Era da giorni che ti volevo così’. ‘Colpa del torneo di bocce, Marco mi trascina e torniamo ubriachi’. ‘Bevi per lui, scopi con me’, sussurro maliziosa. ‘Penitenza?’. Sì. Gli apro il corsetto, seno nudo, capezzoli rosa duri. Li succhia, lingua che gira. Mi afferra le cosce, le alza. Bocca sulla fica, soffio caldo sui peli. Gemo. Lingua dentro, lecca le labbra gonfie, trova il clitoride. ‘Toc toc, c’è qualcuno?’, ride. Colpo secco, salto. Naso affondato nella carne umida, odore di sesso. Vengo di nuovo, forte, tremante.
Mangiamo un’omelette profumata di prezzemolo. ‘Come sta tua figlia?’. ‘Bene, ma vuole assorbenti profumati al lilla’. ‘No! Dille di no, o le do io una sculacciata’. Ridiamo. Poi me ne vado, fica ancora gocciolante, mutande umide. Torno a casa, Marco mi bacia la guancia. ‘Com’è andata?’. ‘Bene, solite cose’. L’anello brilla mentre servo la cena, ma sotto il tavolo stringo le cosce, rivivo il cazzo di Amedeo. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questo segreto mi fa viva. Rischio di tutto, e ne voglio ancora. Domani, forse, lui torna. Il cuore già batte.