Mi chiamo Sofia, ho 38 anni, avvocato a Milano. Sposata da 15 anni con Marco, due figli, casa perfetta, clienti importanti. Tutti mi invidiano: la donna in carriera, la moglie devota. Ma dentro, brucio. Adoro il brivido del segreto, quel battito accelerato quando rischio tutto. Mio marito, stanco delle mie ‘fughe mentali’, mi ha spedita in Algeria per un trek di due settimane nel Hoggar. ‘Ti farà bene, amore. Sabbia, cammelli, niente distrazioni’. Ho protestato per il lavoro, ma lui ha riso. Ed eccomi qui, quattro giorni di marcia sotto il sole cocente.
Giornata di cammino, cinque ore. Gruppo di otto: tre coppie e due single. Io condivido la tenda con Gauthier, 22 anni, francese adottato dal Cambodge, timido ma felino. Cammina senza far rumore, mi spaventa di notte. Dormiamo nudi, notti fresche ma dentro la tenda fa caldo. Primo sera, esauste, niente. Seconda sera, dopo la marcia, ci stendiamo sui sacchi a pelo. ‘Mi fai un massaggio alla schiena? L’olio d’arnica’, mi chiede con quel sorriso ambiguo. Si spoglia in boxer, corpo liscio, abbronzato, capezzoli grossi, da donna. Lo guardo, ipnotizzata. Lui gioca con un dito, sorride.
La Tensione della Mia Doppia Vita
‘Ok, ma dopo tu a me’. Mi metto in mutande. Le sue reazioni sotto le mie mani… gemo piano. Gli abbasso i boxer, cazzo semi-duro, bello grosso alla base. Lo massaggio le chiappe muscolose, sogno di più. Ma panico, pudore. Lui si gira, erectione evidente su di me. Sorride, ma niente. Ci vestiamo per cena, frustrati. A tavola, silenzio tra noi. Mi allontano dal bivacco, 800 metri nel deserto. Silenzio assoluto, solo i miei acufeni. Mi appisolo.
Sveglia da Abdou, il cuoco giovane touareg, 20 anni, occhi neri furbi. Non parla francese, ma gesti perfetti. Ride, mi offre una sigaretta. Fumiamo guardando il tramonto. Tira fuori il telefono vecchio, foto con amici a Tamanrasset. Mi invita per il weekend. Accetto, eccitata. Gli mostro il mio iPhone, video porno. Inizio con uno etero: mora selvaggia scopata da un vichingo. Lui spalanca gli occhi. ‘Altro?’, gesticola. Passo a uno più hot, mano sotto la gandoura, si tocca senza vergogna.
Finito, mano sul mio pantaloncino, incontra la mia figa bagnata. Mi guarda, ride: ‘Vuoi?’. Tira fuori il cazzo, scuro, spesso, non lunghissimo ma potente. Lo fisso, cuore in gola. ‘Vieni’, mi attira per i capelli, ma io comando. Lo prendo in mano, lo lecco dal basso. Sapore di uomo, sudore del deserto. Apro la bocca, grosso, lo ingoio piano. Lui geme silenzioso, mani nei miei capelli. ‘Piano, non voglio vomitare’, gli dico con lo sguardo. Controllo i movimenti, lingua sul glande gonfio.
L’Esplosione del Desiderio Proibito
Le sue mani scendono, pantaloni giù, dita sulla figa fradicia. ‘Cazzo, sì’, ansimo. Mi infila due dita, pompa. Io accelero, tre quarti in bocca, succhio forte. Sento pulsare. Lui afferra i miei fianchi, mi gira. ‘Siediti’, gesticola. Mi alzo il reggiseno, tette libere, capezzoli duri. Mi siedo sul suo cazzo, alliance che brilla al dito mentre lo infilo dentro. Stretta, bagnata, lo cavalco veloce. Deserto vuoto ma rischio: voci lontane. Cuore esplode, ‘Shh, rapido’. Pompo, clitoride sfrega, vengo tremando, mordo labbro. Lui spinge su, ‘Vengo!’, scarica caldo dentro, tanto sperma.
Ci rivestiamo ansimanti, sorrisi complici. ‘Weekend, telefono’, gesticola. Sparisce. Chiudo occhi, sapore in bocca. Rumore: Gauthier. ‘Com’è stato?’, sorride ironico. Arrossisco.
Rientro a casa dopo il trek. Marco mi abbraccia: ‘Rigenerata?’. Annuisco, bacio. Ma sotto la pelle, fuoco. L’alliance pulita, ma ricordo la mano ruvida di Abdou sul mio culo, il suo cazzo che mi riempie. Lavoro, figli, cene. Ma sogno il deserto, il rischio. Sono la moglie perfetta… e la puttana segreta. Questo brivido mi tiene viva. Prossimo viaggio? Chissà.