Mi chiamo Elena, ho 38 anni, sono avvocatessa in uno studio importante a Milano. Di fuori, vita perfetta: marito Paolo, manager sempre in viaggio, casa con giardino recintato alto, vita rispettabile. Ma dentro… Dio, dentro brucio. Adoro il rischio, quel batticuore quando potrei essere scoperta. L’anello al dito luccica sempre, ma non ferma la fica che pulsa.
Oggi pomeriggio, caldo afoso. Paolo è a Roma per lavoro, torna stasera. Io nel giardino, sola, pareti di pietra coprono tutto. Odio le erbacce, le strappo a mani nude. Sudata, sporca, short e maglietta appiccicati. ‘Basta’, penso. Entro, prendo un bikini vecchio, minuscolo, stringa che entra nelle chiappe. Ma fa troppo caldo. Lo tolgo tutto. Nuda. Sole sulla pelle, vento tra le cosce. Cazzo, che libertà. Seni liberi, capezzoli duri. Mi guardo: figa rasata liscia, come piace a me per masturbarmi.
Il Segreto del Giardino Chiuso
Lavoro così, terra calda sotto i piedi nudi, sudore che cola tra le tette. Mi eccito. Mani sulla figa, terra che si mischia al miele. Vengo piano, gemendo basso. Cuore a mille: e se i vicini? Sono in vacanza, ma il brivido… Mi sciacquo al rubinetto, acqua fredda sui seni, sulla fica aperta. Torno a zappare, nuda come una selvaggia.
Suona il campanello del cancelletto. Il fattorino, Max, giovane, occhi azzurri, sostituto. L’ho visto altre volte, sorriso timido. ‘Merda’, penso, ma è tardi per vestirmi. Apro uno spiraglio, nuda dietro la porta. ‘Firma qui’, dice. Pausa. ‘La porta è bloccata, spingi!’ Tiro, lui spinge forte. Sbam! Cade aperta, io inciampo, finisco a terra, gambe spalancate. Figa in bella vista, liscia e bagnata. Lui mi fissa: tette gonfie, capezzoli turgidi, monte di Venere aperto.
‘Oh cazzo…’, balbetta. Io arrossisco, ma non mi copro. Anzi, mi alzo piano, mani sui fianchi. ‘Scusa, non volevo…’. Passanti vicini! Lo tiro dentro per il braccio, chiudo la porta. Scontro: il suo corpo sul mio, capezzolo contro la sua camicia. Sento il cazzo duro premere. ‘Meglio così, no?’. Lui rosso: ‘Sì, Elena… sei… bellissima’. Occhi sul mio anello, poi sulla figa.
L’Urgenza della Scopata Veloce
Lo porto in cucina, nuda, terra sulle cosce. Lui mi mangia con gli occhi. ‘Firma qui’. Mi chino, tette che dondolano. Sento odore di uomo, sudore. ‘Ti eccito?’, chiedo diretta. ‘Cazzo sì’. Gli slaccio la camicia, mani tremanti. Bacio il collo. ‘Fottimi qui, veloce. Paolo torna presto’. Lui ansima: ‘Sicura?’. ‘Sì, scopami la figa ora’.
Lo spingo sul tavolo, gli calo i pantaloni. Cazzo grosso, venoso, cappella viola gonfia. Lo prendo in bocca, succhio forte, saliva che cola. Geme: ‘Elena, la tua bocca…’. Mi alzo, lo cavalco. Figa che ingoia il suo cazzo, stretto, bagnato. ‘Ahhh!’, urlo piano. Spingo i fianchi, tette che sbattono sul suo viso. Lui mi afferra il culo, dita nell’ano. ‘Sei una troia sposata’, dice. ‘Sì, e adoro il tuo cazzo traditore’.
Veloce, urgente. Sento il cuore esplodere, rischio vicini, marito in arrivo. Mi sbatto giù, fica che schiocca sul suo pube. ‘Vengo!’, grido. Lui spinge su: ‘Prenditi la sborra!’. Caldo, getti dentro, mi riempie. Trema, io sudo, terra e sperma che colano.
Finito. Ansiti. ‘Torna domani?’. ‘Sì, se vuoi’. Mi vesto veloce, lui se ne va. Doccia bollente, cancello odore. Paolo rientra: ‘Com’è andata?’. Bacio, sorrido. Anello luccica, figa piena di sborra che cola piano. Segreto mio. Domani, altro pacco. Brivido eterno. Dio, che vita doppia deliziosa.