Mi chiamo Elena, ho 42 anni, sposata da 15, due figli, avvocata in uno studio importante a Milano. Di fuori, la vita perfetta: tailleur eleganti, cene con mariti di amiche, messe la domenica. Ma dentro… c’è un fuoco che brucia da vent’anni. Raïssa, la mia amica intima, l’ha scoperto per caso. Un vecchio diario, segreti nascosti. Mi ha richiamata: ‘Elena, dobbiamo chiudere questa storia. Curtis è lì, a Villahermosa. Vieni con me.’
Ho esitato. Il cuore che batte forte mentre guardavo l’anello al dito. Mio marito dormiva accanto, ignaro. ‘È pazza’, pensavo. Ma l’adrenalina… quel brivido di rischiare tutto. Abbiamo preso un volo, atterrate in quella città umida, afosa. L’hotel era un buco in un quartiere popolare, aria calda mossa dai ventilatori. Raïssa mi ha truccata davanti allo specchio: eyeliner sottile, rossetto pallido, capelli mossi. ‘Non una troia da quattro soldi, Elena. Elegante, letale.’ Mi ha fatto indossare una gonna patineuse che volava se mi muovevo, top con scollatura discreta, reggiseno push-up per far credere a tette sode. E sotto… un plug. ‘Per prepararti, tesoro. Curtis ama il culo.’ L’ho infilato, lubrificato, e ogni passo era un fremito. Il mio anello scintillava mentre le mie mani tremavano.
Il Segreto che Mi Divora
‘Sei pronta?’, mi ha chiesto lei, fumando sulla terrazza. Musica mariachi in lontananza. Ho annuito, colpevole ma bagnata fradicia. Il taxi ci ha portate al Felipa, un bar queer, luci basse, corpi che si sfiorano. Raul, il factotum, ci ha viste arrivare. ‘Questa è la tua ragazza per Curtis’, ha detto Raïssa. Lui ha sorriso, occhi lerci. Curtis era lì, in fondo: alto, tatuato, piercing vistosi sul pacco evidente. Mi ha squadrata. ‘Ciao, bellezza. Milly, vero?’ Raïssa aveva scelto quel nome per me. Ho riso nervosa, cuore in gola.
La tensione saliva. Lui mi offrì un drink, mano sulla mia coscia. ‘Ti piace il rischio?’ Sussurrò. Annuii, sentendo il plug pulsare dentro. Parlammo poco. ‘Andiamo via da qui’, disse, pagando. Camminammo veloci verso il suo motel vicino, l’umidità che mi incollava la gonna alle cosce. Appena dentro, mi spinse contro il muro. ‘Spogliati, puttana.’ Le sue mani ruvide strapparono il top, pizzicarono i capezzoli attraverso il reggiseno. Io slacciai i suoi jeans: cazzo enorme, piercing apadravya che lo trafiggeva verticalmente dal glande, guiche tra palle e culo. ‘Succhia’, ordinò. Mi inginocchiai, bocca piena, sapore salato, metallo freddo che mi graffiava la lingua. Gemeva, afferrandomi i capelli. ‘Bravo, Milly. Ora il tuo culo.’
La Notte Infuocata
Mi girò, skirt alzata, culotte strappata. Tolsi il plug con un pop umido, fica che colava. Lubrificante freddo sul buco, dita che aprivano. ‘Rilassati, troia.’ Spinse dentro, piano, il piercing che sfregava le pareti, intensissimo. Urlai di piacere, ‘Cazzo, sì! Più forte!’ Mi scopava selvaggio, colpi rapidi, rischio ovunque: la porta non chiusa bene, voci fuori. Mano sul collo, ‘Senti il mio cazzo che ti spacca il culo?’ Io: ‘Sì, riempimi!’ Il cuore impazzito, anello che sfregava il suo polso. Venni squirting sulla fica, lui esplose dentro, sborra calda che colava. ‘Brava ragazza.’
Tornai all’hotel di soppiatto, gambe molli, trucco sfatto, profumo di sesso addosso. Raïssa mi aspettava: ‘Com’è andata?’ ‘Da urlo.’ Volammo via l’indomani, io col segreto intatto. A casa, bacio al marito, figli che corrono. Ma ogni notte, tocco l’anello e rivivo quel cazzo forato che mi ha sfondata. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. La doppia vita mi tiene viva. Quando rifarò?