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La Mia Doppia Vita: Il Segreto Bruciante con il Mio Ex Collega

Dio, non so da dove iniziare. Mi chiamo Elena, ho 38 anni, avvocata in uno studio importante a Milano. Sposata da dieci anni con Marco, casa perfetta, figli a scuola, vita da copertina. Tutti mi invidiano: elegante, professionale, sempre sorridente. Ma dentro… dentro ardo. Ho questa fame, questo bisogno di rischio che mi consuma. E tutto è iniziato con Giovanni, il mio ex collega, quel tipo più grande di me di quasi vent’anni, con quegli occhi che mi fissavano sempre un po’ troppo.

L’ho rivisto per caso al cinema, una sera qualunque. Ero sola, Marco era in viaggio di lavoro, io uscivo per staccare la testa dalla routine. Lui era lì, in fila, con quel cappotto lungo che lo faceva sembrare uscito da un film d’epoca. ‘Elena? Quanto tempo!’, mi dice con quel sorriso. Parliamo, ridiamo dei vecchi tempi in ufficio. Io in tailleur, tacchi, alliance che luccica al dito. Lui sa che sono sposata, l’ha visto mio marito venirmi a prendere. Ma nei suoi occhi vedo quel fuoco che c’era già anni fa, quella sera al teatro con i colleghi. Cuore che batte forte, mani che sudano. ‘Andiamo a bere qualcosa?’, propone. Dico sì, e già sento l’umidità tra le cosce.

La Tensione del Desiderio Nascosto

Ci vediamo spesso dopo: cinema, aperitivi, passeggiate. Io mento a Marco, ‘riunioni serali’. Lui mi tocca la vita durante una passeggiata al tramonto, io non mi tiro indietro. ‘Stasera cena da me?’, mi chiede un pomeriggio. Accetto, cuore in gola. Arrivo alle quattro, tè, passeggiata. Sole nei capelli, gonna lunga, camicetta che mette in mostra le tette. Mi sento fragile, vulnerabile, ma eccitata da morire. ‘Resta a cena’, dice. Apriamo il vino, cuciniamo insieme. Ridiamo, sfiorandoci. L’alliance pesa al dito, ma la sua mano sul mio fondoschiena mi fa tremare.

In cucina, dopo il dolce, i nostri volti si avvicinano. ‘Giovanni…’, sussurro. Mi bacia. Labbra morbide, poi lingue che si intrecciano. Mi stringe, sento il suo cazzo duro contro la mia pancia. ‘Cazzo, Elena, ti voglio da morire’, geme. Io mi camro, strofino la fica contro di lui attraverso la gonna. Respira forte, mani ovunque. Mi accarezza le tette sopra la camicetta, poi infila la mano dentro, pizzica i capezzoli duri. ‘Sei bagnata, vero?’, mi dice all’orecchio. Sì, lo sono, la mutandina fradicia.

L’Esplosione di Piacere Proibito

Non ci spogliamo. Urgenza, rischio. Mio marito mi aspetta a casa dopo. Lo spingo contro il piano di lavoro, gli slaccio i pantaloni. Il suo cazzo salta fuori, grosso, venoso, cappella rossa. ‘Succhia’, ordina. Mi inginocchio, lo prendo in bocca, lingua che gira, saliva che cola. Geme, mi afferra i capelli. Poi mi rialza, mi gira, alza la gonna. ‘Niente mutandina? Troia’, ride. Strappa via il tessuto, dita nella fica bagnata. ‘Entra, ti prego’, gemo. Mi penetra da dietro, cazzo che riempie tutto. Spinge forte, colpi secchi, il piano trema. ‘Pensa a tuo marito mentre ti scopo’, ansima. Io vengo subito, fica che pulsa, urla soffocate. Lui continua, mano sul clitoride, poi sborra dentro, caldo, profondo. ‘Cazzo, sì!’, grida.

Ci accasciamo sul divano, sudati, ansimanti. ‘È stato incredibile’, sussurro, baciandolo. ‘Ma devo andare, Marco…’ Mi alzo, mi sistemo, sperma che cola giù per le cosce. Lui mi accompagna alla porta, un ultimo bacio. Guido a casa, alliance luccicante, fica dolorante e soddisfatta. Marco dorme, non sospetta nulla. Mi infilo sotto le lenzuola, sorridendo nel buio. Questo segreto mi fa sentire viva, potente. Domani ufficio, moglie perfetta. Ma stasera… stasera ero la sua puttana. E non vedo l’ora di ricominciare.

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