È inizio gennaio. Mio marito Marco parte domani per la Cina, due settimane per il suo nuovo lavoro nella divisione acquisti. Lo guardo sistemare la valigia, sorrido, fingo serenità. Dentro, panico. Sola a casa, con la figa che pulsa e nessuna via d’uscita. Io, Sofia, 38 anni, manager in una banca di Milano, moglie perfetta, vita impeccabile. Ma sotto, brucio. Vorrei essere come la mia amica Marta, che si scopa chiunque senza rimorsi. Io no. Troppo legata a Marco, troppo idealista. Eppure… Ayaan.
Ooooh, solo pensarla mi bagno. Quel massaggio nel hammam, le sue mani esperte sulla pelle, mi ha mandato in estasi. Alta come me, magra da far paura, ma con un fascino da regina africana. Eritrea, occhi dorati, capelli ricci selvaggi. Non bella come Marta, ma magnetica. Mi sveglio di notte con la passera fradicia, pensando a lei. Amo Marco, giuro. Nessun istinto lesbico prima. Eppure, la sogno. Il clitoride gonfio, le dita dentro. Paura. Se la chiamo, è finita. Accetto il gioco. Ma Marco parte. Il segreto mi eccita. Cuore che martella. Non gli dico niente. Bugia dolce: ‘Starò bene, amore.’
Il Segreto che Mi Divorava Dentro
Passa una settimana. Mi masturbo, ma non basta. La figa si contrae vuota. Chiamo il hammam, lascio il numero. ‘Sofia.’ Pausa pranzo, squilla. ‘Sofia?’ Voce vellutata, accento esotico. ‘Ayaan… vorrei rivederti.’ Silenzio eterno. ‘Vieni da me stasera, ore 20. Via tal dei tali, sesto piano, Bastille no, Navigli.’ Cuore in gola. ‘Ok.’
Mi vesto sobria: maglione attillato, gonna corta, collant neri, stivaletti. Scala a chiocciola, sudore freddo. Busso. Lei apre, sorriso killer. Jeans neri, maglietta, capezzoli duri sotto. ‘Entra, bellezza.’ Stanza mansardata, letto a terra, tappeto, oggetti eritrei. Odore di spezie. Mi toglie le scarpe. ‘Tajine del mio paese. Agnello, zenzero, peperoncino.’ Mangiamo a terra, gambe incrociate. Parlo di me, Marco, lavoro. Lei racconta: Eritrea, guerra, orfana, profuga. Violenze, ma ora libera. ‘Preferisco le donne. Gli uomini mi hanno rovinato.’ Mi stringe la mano. Brivido.
La Notte di Fuoco e il Ritorno alla Normalità
‘Danziamo?’ Musica africana, tamburi. Si muove sensuale, occhi su di me. Mi alzo, esito. ‘Spogliati un po’.’ Mi sfila il maglione, slaccia reggiseno. Bacia spalla, sfiora tette. Capezzoli turgidi. ‘Bellissima.’ Le tolgo la maglietta: tette perfette, sode, areole scure. Jeans giù: figa gonfia sotto mutandine nere. Balliamo nude. Ventre che ondeggia, fianchi folli. Mi incollo dietro, cazzo… figa contro culo. Mano sua sulla mia, guida tra gambe sue. ‘Toccami.’ Sotto stoffa, clito enorme, duro. Spingo dita dentro, bagnata bollente. Geme. ‘Sì, Sofia…’
Cade il tè, attesa. ‘Non come uomini, frettolosi.’ Poi, bocca sulla mia. Lingue che duellano. Mani ovunque. Sul letto, lei sopra. Lecca capezzoli, morde piano. Scende, spalanca cosce. ‘Guarda quanto sei bagnata.’ Lingua su clito, vortica. Urlo. ‘Aaaah!’ Due dita dentro, curve sul punto G. Pompeggio, squirto. ‘Brava, troia mia.’ Mi gira, figa in faccia. Lecco: sapore salato, dolce. Clito in bocca, succhio. Tre dita mie nella sua passera stretta, pompo forte. Geme forte, trema. ‘Sto venendo!’ Corpo inarcato, urla.
Veloce, urgente. Orologio: mezzanotte. ‘Devo andare, Marco chiama.’ Mi vesto, alliance luccica contro pelle sua. Bacio umido. ‘Torna.’ Scendo scale, gambe molli, figa gocciolante. Casa, doccia veloce. Marco sms: ‘Tutto ok?’ ‘Sì, amore. Ti amo.’ Sorriso colpevole. Sdraiata, tocco clito, rivivo. Segreto mio. Domani ufficio, sorrisi colleghi. Ma dentro, brucio. Doppia vita. Adrenalina pura. Non vedo l’ora di rivederla. Rischiata, presa. E ne voglio ancora.