Mi chiamo Maria, ho 42 anni, vivo a Milano. Sposata con Marco da 20 anni, due figli adolescenti, avvocata in uno studio importante. Di fuori, sono la donna perfetta: tailleur eleganti, sorriso professionale, rosario al collo la domenica in chiesa. Ma dentro… dio, dentro brucio. Da due anni ho una doppia vita. La mia amante è Suor Lucia, 25 anni, nel pensionato femminile di San Cristoforo, nascosto dentro una montagna. Un posto antico, solo donne, regole ferree. Ci incontriamo lì, di nascosto. L’ultima volta è stata ieri. Ho mentito a Marco: ‘Devo verificare un cliente in valle, torno stasera’. Cuore in gola mentre guido la curva ripida. L’anello nuziale mi stringe il dito, lo guardo e sento la figa pulsare già.
Arrivo al cancello. L’uomo della garitta, quello con un occhio solo e senza denti, mi riconosce. ‘Signora Maria’, sorride sdentato, alza la sbarra. Entro sola, Marco aspetta in fondo alla valle come sempre. L’ascensore nella grotta mi porta su, esco in quel prato verde, silenzio assoluto. Lei è lì, tunica nera e bianca, cammina verso di me. ‘Maria… sei venuta’. La voce bassa, occhi che brillano. Camminiamo veloci verso l’ingresso. Le nostre mani si sfiorano, il mio anello freddo contro la sua pelle calda. ‘Ho pensato a te tutto il giorno’, sussurro. ‘Anch’io. Madre Elisabetta è in preghiera, abbiamo poco tempo’. Il cuore mi martella, sudore sotto la camicetta. Entriamo nei corridoi labirintici, arriviamo alla ‘doccia purificatrice’. Lei chiude la porta. ‘Togliti tutto, Maria. Devi purificarti prima di rientrare nella tua vita da brava moglie’.
La Tensione tra Vita Normale e Desiderio Proibito
Esito. ‘Lucia, e se ci scoprono?’. Lei sorride, maliziosa. ‘È questo il brivido, no?’. Si slaccia la tunica, la lascia cadere. Nuda, perfetta: tette sode, capezzoli duri, figa rasata con un triangolo bruno. Mi guarda, io arrossisco ma obbedisco. Mi strappo i vestiti: reggiseno, mutande bagnate già. L’acqua calda ci avvolge. Lei si insapona lenta, mani sui seni, li strizza, geme piano. ‘Vieni qui’. Mi attira, le nostre tette si sfregano. Bacio il suo collo, salato. Le sue dita scendono sulla mia figa, la aprono. ‘Sei fradicia, troia sposata’. Infilo due dita nella sua passera stretta, bagnata di desiderio. Lei ansima, ‘Più forte, scopami con le dita’. La pompo veloce, pollice sul clitoride gonfio. Lei mi piega, lecca la mia fica, lingua dentro, succhia il mio succo. Mi tremano le gambe, ‘Lucia… oh cazzo, sì’. Mi giro, 69 sul pavimento bagnato. La sua figa in faccia, la lecco vorace, assaporo il suo sapore muschiato. Infilo la lingua nel suo buco, dito nel culo stretto. Lei urla sommessa, ‘Sto venendo… bevi tutto’. Il suo orgasmo mi inonda la bocca, squirta caldo. Io vengo dopo, figa contraffatta intorno alle sue dita, urlo nel suo sesso per non far rumore. Tre minuti, intensi, rischiosi. Sirene di allarme nel mio corpo.
Risciacquiamo veloci, corpi tremanti. Ci rivestiamo, lei tunica, io tailleur. Un bacio ultimo, lingue intrecciate. ‘Torna presto, amore mio’. Scendo con l’ascensore, saluto l’uomo sdentato. Guido verso casa, mutande zuppe, figa ancora gonfia. Marco mi accoglie: ‘Com’è andata?’. Sorriso innocente, ‘Bene, tutto a posto’. Lo bacio sulla guancia, annuso il suo dopobarba. Dentro, rido. Il segreto mi eccita da morire. Stanotte, mentre lui dorme, mi toccherò pensando a lei. La doppia vita… non la cambierei per niente. Il cuore batte ancora forte, l’anello luccica, ma la mia vera passione è lassù, proibita e viva.