Mi chiamo Maria, ho 32 anni, italiana di Genova trapiantata a Stoccarda. Di giorno sono la moglie perfetta di Marco, impiegata in banca, con la casa immacolata e i pranzi domenicali dalla suocera. L’anello nuziale luccica al mio dito mentre servo caffè ai colleghi. Ma dentro… dentro brucio. Quel fuoco che non si spegne. Oggi, come tante altre volte, ho mentito al lavoro. ‘Devo vedere il medico’, ho detto. Cuore che batte forte mentre guido verso Paulinenstrasse. La Maison Schiller. Il mio rifugio sporco, il mio peccato.
Entro, Madame Ursula mi sorride con quel suo chignon stretto. ‘Hai un cliente nuovo, elegante, giornalista. Ti sceglierà lui.’ Mi cambio in fretta: reggiseno viola trasparente, autoreggenti nere, niente mutande. La fica già umida al pensiero. Mi guardo allo specchio, l’angelo tatuato sulla spalla, i capezzoli duri. L’anello… lo tengo. È il brivido. Il rischio. Se Marco lo sapesse… No, non pensarci. Le altre ragazze si presentano: Rebekka, Anna. Io sorrido, ma dentro tremo. Eccolo. Entra, rasato alla perfezione, profumo di uomo curato. Mi guarda. Sceglie me. Laura, l’italiana.
Il Segreto che Mi Divora
Mi prende il braccio, lo porto in camera 4. Parquet caldo, specchi ovunque, odore di incenso e sesso. ‘Prima una doccia?’, gli chiedo con voce roca. Annuisce, eccitato. Mi spoglio piano, i suoi occhi sul mio seno rifatto, grosso, sodo. Entriamo sotto l’acqua calda. Il suo cazzo già duro, circonciso, rasato liscio. Lo prendo in mano, l’anello freddo contro la sua pelle calda. ‘Cazzo, sei italiana vera’, mormora. Lo insapono, lo masturbo piano, senti la sua cappella gonfiarsi. Lui mi afferra le tette, le strizza, le succhia i capezzoli. Gemo. ‘Fottimi, dai.’
L’Esplosione di Piacere Proibito
Torniamo sul letto. Mi piego, gli offro il culo. Specchi ovunque, vedo la mia fica rasata spalancata. Mi infila il preservativo, entra di colpo. ‘Ahhh… sì, scopami forte.’ Spinge, il suo bacino contro il mio, colpi secchi. Sento il suo sudore, il mio succo che cola. Cambio posizione, lo cavalco. Le tette che ballano, lui le morde. ‘Vieni dentro? No, sulle tette.’ Mi alzo, gli tolgo il gommino, lo pompo veloce con le mani. ‘Sborrami addosso!’ Esplode, fiotti caldi e densi sui miei capezzoli, che colano lenti. Io vengo dopo, dita sulla clitoride, tremando. Un’ora di pura follia.
Parliamo un po’, mentre si riveste. ‘Lavoro qui da anni, ma ho una vita normale.’ Lui sorride, paga Ursula e va. Io mi pulisco, indosso i vestiti da banca. Rientro a casa, Marco mi bacia. ‘Com’è andata dal medico?’ ‘Bene, amore.’ Cucino, sorrido ai figli. Ma tra le cosce, ancora bagnata, il sapore del suo sperma nell’aria. L’anello pulito, ma il segreto pulsa. Domani tornerò. Non resisto. Questo brivido… è la mia droga. Colpevole? Sì. Ma così viva.