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Confessione di una Giudice: la Mia Doppia Vita tra Udienza e Cazzo Caldo

Dio, il cuore mi batte ancora forte mentre ci penso. Sono la dottoressa Maria Rossi, giudice a Milano, sposata da dieci anni con un uomo perbene, due figli, casa in ordine. Vita perfetta, no? Eppure, durante l’udienza di stamattina… quel tipo. Antonio. Accusa la sua ex di avergli graffiato i testicoli proprio mentre stava per venire. Ridicolo, lo classerò senza suite. Ma lui… alto, occhi scuri, mani forti. Parla del suo cazzo duro, della frustrazione. Io, dietro la toga, sento la fica bagnarsi. L’anello al dito brilla mentre stringo la penna. Vorrei che mi toccasse lì, sotto la gonna.

‘Quindi, lei era consenziente?’, gli chiedo, voce tremante. ‘Sì, dottoressa, ma lei mi ha graffiato le palle, forte’. Immagino la scena: lui che pompa, lei che urla, unghie affilate. Io non ho scopato da mesi. Marito gentile, ma noioso. Questo mi fa fremere. Lo guardo, lui sorride. Sa. ‘Ho bisogno di prove’, dico. ‘Foto?’. Annuisce. Finita l’udienza, mi manda un messaggio: ‘Incontriamoci stasera? Sushi qui vicino’. Esito. Figli a letto, marito in viaggio. ‘Va bene’, rispondo. Colpa? Un po’. Ma l’adrenalina… dio, mi eccita.

La Tensione in Tribunale

Ci incontriamo in quel vicolo strano: chiesa, cimitero, libreria erotica, sushi, club libertino, hotel. Ridiamo, entriamo in chiesa. ‘Confessami’, dice lui. Mi inginocchio, gli dico tutto: il mio corpo che odio un po’, cellulite, ma voglia di cazzo. Mi bacia lì, nel confessionale. Fuori, nel cimitero, mi confessa: ‘Mi fai paura, sei troppo forte, ma il tuo culo mi fa diventare duro’. Tocco la sua erezione. Al sushi, mani sotto il tavolo. ‘Andiamo al club’, dico.

Il Sesso Proibito e il Ritorno a Casa

Lì, lo vedo scopare un’altra. La sua cappella entra e esce, lei geme. Io mi lascio toccare da un altro, ma lo guardo. Poi lo porto via, eccitato fradicio. All’hotel, chiave in mano. Ma no, voglio rischio. Apro una porta socchiusa: camera occupata da una coppia tedesca. Loro dormono. Lo spoglio piano, lo bacio. Cazzo duro contro la mia pancia. Mi sdraio per terra, apri le gambe. ‘Fammi entrare’, sussurro. Esita, poi spinge. La cappella grossa mi apre la fica, umida e calda. Pompa forte, urgente. Sento i loro respiri. Il cuore impazzito. La sua mano sull’anello, mentre mi scopa. ‘Vieni dentro’, gemo piano. Lui ansima, spinge profondo. Sborra caldo, fiotti che mi riempiono. Io vengo tremando, mordendomi la mano. Loro si svegliano, luce accesa. L’uomo riconosce lui dal club, tace. La donna guarda, eccitata. Loro scopano pure, ma noi finiamo. Usciamo ridendo, sudati.

Tornata a casa, doccia veloce. Marito chiama: ‘Tutto bene?’. ‘Sì, amore’. Mi guardo allo specchio: fica arrossata, profumo di lui addosso. L’anello luccica innocente. Domani udienza, toga pulita. Ma dentro, brucio. Questo segreto… mi fa sentire viva. Putana nascosta, giudice di giorno. Non vedo l’ora della prossima volta. Il brivido di rischiare tutto… mi bagna di nuovo.

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