La Mia Doppio Vita ad Abidjan: Confessioni di una Moglie con il Giardiniere Nero

È passato un mese da quando io e mio marito Giovanni siamo arrivati ad Abidjan. Lui è sommerso dal lavoro in questa multinazionale, sempre in ufficio fino a tardi. Io, Claudia, 32 anni, bionda con occhi azzurri, mi sento sola nella nostra villa a Cocody. Il personale: Assaye, il giardiniere cinquantenne con baffi grigi e sorriso malizioso; Babia, la giovane cameriera vivace; Adjoua, la cuoca mama. Esco, visito la spiaggia, il mercato, ma il caldo mi accende. Gli sguardi degli uomini neri sulla pelle… mi fanno fremere. Indosso vestitini leggeri, senza reggiseno, sentendo i capezzoli duri.

Le mie amiche expat confessano: ‘Ho scopato il bagnino’, ‘Il mio autista mi lecca la fica ogni pomeriggio’. Io arrossisco, ma dentro ribollo. Giovanni non mi tocca più, esausto. Io mi masturbo sotto la doccia, pensando a cazzi neri grossi, la mia alleanza che luccica mentre mi tocco la figa rasata. Un pomeriggio, vedo Babia sgattaiolare nella capanna di Assaye. Sbircio: lei a pancia giù sul tavolo, boubou alzato, lui la pompa da dietro, lei urla ‘Aaah!’. Il cuore mi batte forte, la fica si bagna all’istante. Corro via, ma quella notte non dormo, rivivo la scena.

La Tensione tra Vita Normale e Desiderio Proibito

Il mattino dopo, Giovanni parte presto. Io in vestitino di lino, bottoni aperti sul seno. Assaye pota le rose. ‘Buongiorno, Assaye’. ‘Buongiorno, signora’. Mi avvicino, profumo di fiori, sudore suo. ‘La tua capanna… com’è?’. Lui sorride furbo. ‘Venga a vedere, signora’. Seguo, gambe tremanti, sandali che scricchiolano. Entro, chiude la porta. ‘Assaye… io…’. Lui slaccia i pantaloni, tira fuori un cazzo enorme, venoso, cappella viola. ‘È questo che vuoi, signora?’. Occhi ipnotizzati, allungo la mano, ma lui mi gira, mi piega sul tavolo. ‘No… oh Dio…’. Mano ruvida sui bottoni, vestitino giù, nuda. Sento il suo cazzo duro contro il culo.

L’Acte Esplosivo e il Ritorno al Segreto

‘Piegati, signora… apri le gambe’. Obbedisco, figa che cola. Mi afferra i fianchi, strofina la cappella sulle labbra bagnate. ‘Aaah no!’. Ma spinge, entra piano, mi riempie tutta. ‘Hiii! È grosso… oh cazzo!’. Pompa lento, poi veloce, pacche sul culo bianco. Io urlo, unghie nel tavolo, alleanza che graffia il legno. ‘Ti piace, puttana bianca?’. ‘Sì… scopami forte!’. Sento la figa stringerlo, orgasmo che sale. Lui accelera, grugnisce in dialetto, mi sbatte come una troia. ‘Vengo… aaah!’. Mi inonda di sborra calda, io tremo, vengo urlando ‘Ouuuiii!’. Crollo, sudata, figa gocciolante.

Mi rivestono, esco barcollante. Sera, cena con Giovanni, sorrido dolce, lo bacio. Lui non sospetta. Ma dentro, eccitata dal segreto. L’allenza brilla, ma ricordo il cazzo nero. Il giorno dopo, lingerie bianca, chemisier corto, aspetto Assaye… ma arriva il fattorino nero, grosso. ‘Consegne!’. Lo vedo gonfio nei pantaloni. ‘Aspetta…’. Lo tiro, lo scopo in cucina contro il frigo, poi sul divano, me lo prende in bocca, sborra in faccia. Rischio tutto, Babia potrebbe entrare. Ora ho due amanti segreti. Vita da moglie perfetta fuori, troia dentro. Il brivido mi fa venire solo al pensiero. Non smetterò.

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