Mi chiamo Elena, ho 40 anni, sono un’avvocata rispettata a Roma. Sposata da 15 anni con Marco, due figli adolescenti, casa in ordine, cene di famiglia, riunioni in studio. Tutti mi invidiano: la donna in carriera, la moglie perfetta. Ma dentro… cazzo, dentro brucio. Tutto è iniziato sei mesi fa su un forum letterario. Lui, Alessandro, uno scrittore bohemien del Nord. Messaggi notturni, mentre Marco russa accanto a me. ‘Mi fai bagnare solo con le parole’, gli scrivo. Lui risponde: ‘Vieni da me, ti scopo fino a farti urlare’. Il cuore mi batte forte, l’anello al dito luccica mentre digito. Di giorno sorrido ai clienti, di notte mi tocco pensando al suo cazzo.
La tensione sale ogni giorno. Stamattina, in ufficio, ricevo il suo messaggio: ‘Hotel vicino alla stazione, stanza 12, tra un’ora. Non farmi aspettare’. Guardo l’orologio, il cuore in gola. ‘Non posso, ho una riunione’, mento a me stessa. Ma esco, dico alla segretaria che ho un appuntamento urgente. Guido come una pazza, l’alliance che sfrega contro il volante. Parcheggio, salgo le scale di corsa. Busso. Lui apre, occhi famelici. ‘Finalmente’, mormora, e mi tira dentro.
La Routine Perfetta e il Fuoco Nascosto
La porta si chiude, e boom. Le sue mani ovunque. Mi strappa la gonna, ‘Cazzo, Elena, sei fradicia’. Sì, lo sono. Le mutande zuppe. Mi spinge contro il muro, la sua bocca sul collo, morde. Io gemo, ‘Aspetta… no, non aspettare’. Il suo cazzo già duro contro la mia coscia. Lo tiro fuori dai pantaloni, grosso, venoso, pulsante. ‘Prendilo in bocca’, ordina. Mi inginocchio, l’anello che tocca la sua pelle mentre lo ingoio. Succhio forte, la lingua sulla cappella, gusto il presperma salato. Lui afferra i miei capelli, ‘Brava troia sposata, succhia come una puttana’. Io ansimo, la fica che pulsa.
L’Incontro Esplosivo e il Ritorno al Segreto
Mi alza, mi butta sul letto sfatto. Gambe aperte, lui tra le cosce. ‘Guardami negli occhi mentre ti infilo dentro’. Entra di colpo, profondo, mi riempie tutta. ‘Ahhh! Cazzo, sì!’, urlo. Spinge forte, ritmico, il letto che sbatte contro il muro. Io graffio la sua schiena, ‘Più forte, scopami come se fosse l’ultima volta’. Sento il cuore esplodere, sudore che cola, odore di sesso nell’aria. Lui mi gira, a pecorina, schiaffeggia il culo. ‘Dimmi che sei mia’. ‘Sono tua, cazzo, tua!’, grido. Mi penetra di nuovo, una mano sul clitoride, strofina veloce. Vengo, forte, la fica che si contrae intorno al suo cazzo, urlo soffocato nel cuscino. Lui non si ferma, pompa, ‘Ti riempio, troia’. Sborra dentro, caldo, abbondante, cola fuori dalle mie labbra.
Cinque minuti dopo, mi rivesto di fretta. ‘Devo andare, i bambini mi aspettano’. Lui ride, ‘Torna presto, la tua fica mi manca già’. Bacio veloce, esco. In macchina, le cosce appiccicose di sborra, l’anello che brilla innocente. Arrivo a casa, cena pronta. Marco: ‘Com’è andata al lavoro?’. Sorriso perfetto, ‘Bene, amore’. I figli chiacchierano. Ma io… io sento ancora il suo cazzo dentro, il brivido del segreto. Mi siedo, le mutande bagnate, e sorrido dentro. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Domani, un altro messaggio. Non resisto. Questa doppia vita è la mia droga.