Mi chiamo Elena, ho 38 anni, sposata da dieci con Marco, un avvocato stimato a Torino. Di giorno sono la manager impeccabile in uno studio legale, tailleur elegante, alliance al dito che brilla sotto le luci fluorescenti. Madre di due bambine, cena in famiglia, sorrisi perfetti. Ma dentro, c’è un fuoco che brucia. Ogni weekend invento scuse: ‘Vado dalla mamma in montagna, a controllare la vecchia malga di famiglia nelle Alpi valdostane’. Marco annuisce, fiducioso. Io parto con il cuore in gola, la strada tortuosa che sale serpeggiando sopra precipizi da far tremare le gambe. Quel brivido… già mi bagna.
Lì, nel paesino sperduto, c’è il bar-negozio. Entro, la campanella tintinna, tre montanari mi fissano. Ordino una birra fresca, loro chiacchierano di vacche e fieno. È lì che l’ho incontrato la prima volta, Luca, il fotografo da Milano, con la sua attrezzatura pesante. ‘Cerco angoli selvaggi per foto di animali’, dice. Io sorrido, ‘Conosco i posti’. Da allora, è la mia dipendenza. Lui sale in malga con me, lontano da tutto. Ieri, stessa storia. ‘Marco pensa che sia sola a pulire la baita’. Guido con le mani sudate sul volante, l’alliance che mi sfrega il dito, un misto di colpa e eccitazione. Arrivo, lui è già lì, con il suo sorriso da lupo. ‘Elena, sei in ritardo. Le vacche sono tranquille, noi no’. Il mio cuore martella, lo sento nelle tempie. Lo trascino dentro, la porta sbatte.
Il Segreto che Mi Divora
Non perdiamo tempo. ‘Spogliati, troia’, mi sussurra, afferrandomi i seni sopra la camicia. Io gemo, ‘Shh, e se qualcuno passa?’. Ma è questo il sale. Gli slaccio i jeans, il suo cazzo duro salta fuori, grosso, venoso, già bagnato in punta. Lo prendo in bocca, succhio avida, la saliva cola mentre lui mi infila le dita nella fica fradicia. ‘Sei sempre così pronta, puttana sposata’. Mi alzo, mi giro, pantaloni alle caviglie, gli offro il culo sodo. Entra di colpo, un colpo secco che mi spacca in due. ‘Ahhh! Cazzo, sì!’. Pompa forte, le sue mani stringono i miei fianchi, l’alliance luccica contro la sua pelle ruvida. Sento il suo sudore colarmi sulla schiena, il mio clitoride pulsa. ‘Più forte, scopami come una vacca!’. Mi gira, mi sbatte sul tavolo grezzo, gambe spalancate. Il suo cazzo mi riempie, entra e esce slick slick, il rumore bagnato riempie la stanza. Gli gratto la schiena, mordo il suo collo. ‘Vengo, Elena!’. Sento il suo sperma caldo schizzare dentro di me, inondarmi, mentre io esplodo, la fica che si contrae, succhiandolo tutto. Durata? Dieci minuti furiosi, sudati, rischiosi. Fuori, il vento ulula, ma noi ansimiamo.
Ci rivestiamo in fretta. ‘Devo andare, Marco mi aspetta’. Lui ride, ‘Portalo con te, il mio seme’. Scendo la montagna con le cosce appiccicose, l’odore di sesso nelle mutande. A casa, bacio Marco, cucino, rido con le bimbe. Lui non sa, ma io sì: sono la rispettabile Elena, e la troia della malga. Quel segreto mi fa bagnare di nuovo, solo a pensarci. Domani ufficio, ma già sogno il prossimo weekend. Il rischio di essere beccata? È il mio afrodisiaco. Dio, quanto mi eccita questa doppia vita.