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La mia punizione segreta con il collega: vulcano sotto la neve

Sono Alessandra, dottoressa all’ospedale di Napoli. Sposata da dieci anni, casa perfetta, marito amorevole, pazienti che mi rispettano. Ma sotto la neve, c’è un vulcano. Sei settimane fa, al congresso a Roma. Ero stanca, ho prenotato un massaggio in hotel. Occhi bendati, mani esperte… era lui, Marco, il mio collega che desidero da mesi. Non una parola, solo il suo cazzo dentro di me, il suo sapore in bocca. Sono venuta tre volte. Poi, silenzio.

Torno a Napoli, riprendo la routine. Lo incrocio nei corridoi, sorrisi timidi, baci sulle guance. Il suo profumo mi fa tremare le gambe. A casa, mio marito mi bacia, ma io penso alle sue spinte. L’anello al dito luccica mentre mi masturbo sotto la doccia, immaginando Marco. Colpevole? Sì, un po’. Ma eccitata da morire. Il cuore batte forte ogni volta che lo vedo. Paolo, un collega cascamorto, mi chiama ‘ghiacciaio’. Se sapesse…

Il segreto del congresso e la mia confessione colpevole

Non resisto. Lo cerco in un ufficio vuoto. Chiudo la porta. ‘Ho fatto una cazzata. Ho tradito Luca.’ Lui impallidisce. ‘A Roma, durante il massaggio. Ero bendata, ma… champagne, tre calici. Non ero ubriaca, l’ho voluto.’ Pausa. Mi guarda. ‘Da prima. Sapevo che saresti stato tu.’ Lui sorride. ‘E ora?’ ‘Aspettavo che parlassi tu. Ma niente. Puniscimi?’ Arrossisco. ‘Sì, una sculacciata. Come una ragazzina.’ Annuisce. ‘Sabato, hotel sul porto. Ti chiamo io.’ Esco con le mutande bagnate.

La settimana è un inferno dolce. Napoli splende, io sudo al pensiero. Sabato, chiamo. ‘Camera 312.’ Entro, mistral che soffia, vista sul porto. Lui in jeans, polo. Mi bacia, labbra glossate, dolci. ‘Hai dimenticato la punizione?’ Mi prende per mano, specchi. Mi spoglia piano. Reggiseno bianco, capezzoli duri. ‘Bellissimi.’ Li pizzica. Gonnellina giù, mutandine umide. ‘Già bagnata?’ ‘Da stamattina.’ Le calo, filo di fica che cola. Mi guarda nuda allo specchio. ‘Culotto perfetto, un po’ pallido.’ Mi siede, mi piega sulle ginocchia. Cazzo duro contro la coscia.

La punizione bollente nell’hotel: dal rosso sulle chiappe al piacere totale

‘Dieci schiaffi. Conta.’ Primo, pacca sonora. ‘Uno!’ Rosso immediato. Cinque, urlo. Dieci, gemo quasi venendo. ‘Fa male, ma eccita.’ Lo bacio. ‘Prossima volta altro.’ Dita nella fica, ruissello. Le lecca. ‘Lava del vulcano.’ Io prendo la sua pre-sborra, la assaggio. ‘Meglio il tuo.’ 69 sul letto: lecco il suo cazzo venoso, lui divora la mia fica, lingua sul clito. Vengo tremando, lui mi riempie la bocca di sborra calda.

Ancora duro. Lo cavalco, poi levrette. ‘Cazzo, sì!’ Dito nel culo, poi pollice. Tremano le gambe. Mi lecca il buco, lo spalma di saliva. ‘Vuoi?’ ‘Sì, piano.’ Entra piano, millimetrico. Dolore, poi piacere. ‘Più forte!’ Pompa, vengo urlando. Lui esplode dentro, caldo nel mio culo stretto. Si chiude piano, tenendolo dentro.

Doccia veloce. Mi vesto, capelli in ordine. ‘Labbra gonfie?’ ‘Quelle di sotto, ossesso.’ Bacio lungo. Esco, porto affollato. Marito mi aspetta a casa. Anello luccicante, ma fica e culo pulsano ancora. Segreto custodito, doppio brivido. Non vedo l’ora della prossima. Colpevole? Macché. Viva.

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