Mi chiamo Alessandra, ho 58 anni, sono avvocata a Roma. Sposata da 30 anni con un uomo buono, stabile. Di giorno, tailleur impeccabile, udienze in tribunale, stretta di mano ferma. L’anello nuziale luccica al dito, simbolo della mia vita perfetta. Ma dentro, brucio. Ho una doppia vita. Lui si chiama Marco, capelli grigi, occhi blu, professore timido. Ci incontriamo da mesi in quel caffè di Trastevere, vicolo pavé, luce dorata sui muri antichi. Odore di caffè forte, cornetti caldi. Io entro, cuore che martella. ‘Alessandra…’, mormora lui, libro di poesie aperto. Non mi siedo subito. Lo guardo, le mie curve sotto il vestito blu notte, seni pesanti che si muovono. ‘Perché scappi sempre?’, dico rauca. Lui balbetta, ‘Non voglio farti del male…’. Ridicolo. Sento l’urgenza. Tra poco devo rincasare, cena con marito. Ma il desiderio mi mangia.
La sua mano trema sulla tazza. Io allungo le dita, tocco le sue. Pelle calda, ruvida. ‘Guardami’, sussurro. Lui arrossisce, pupille dilatate. Sotto il tavolo, le mie cosce si sfregano. L’anello al mio dito sfiora la sua pelle, contrasto che mi eccita da morire. ‘Ho paura’, dice. ‘Paura di cosa? Di scoparmi?’. Rido piano. Mi alzo, gli sto vicina. Mano sulla sua coscia. Sento il cazzo indurirsi sotto il tessuto. ‘Qui? No…’, geme. Ma non si muove. Il caffè è semivuoto, nessuno guarda. ‘Shh’, dico, slaccio il bottone. Mano dentro, lo afferro. Caldo, duro, pulsante. ‘Cazzo, sei grosso’, mormoro. Lo pompo lento, su e giù. Lui ansima, ‘Alessandra…’. Vengo più veloce, stringo la base. Sperma caldo mi bagna la mano. Trema, occhi chiusi. Io lecco un dito, sorrido. ‘Domani, da me. O scapperai ancora?’.
Il Segreto che Mi Divora
Il suo appartamento è no, il mio segreto è lì vicino. No, lo porto da me, marito fuori città. Entro, lo spingo sul divano. ‘Spogliami’, ordino. Seni liberi, capezzoli duri. Lo guido tra le gambe mie. ‘Senti quanto sono bagnata per te’. La sua lingua lecca, dita dentro. ‘Sì, così, mangiami la figa’. Mi bagna tutta. Poi lo cavalco. Cazzo dentro, profondo. ‘Scopami forte!’, urlo. Lo cavalco selvaggia, tette che rimbalzano. Lui geme, ‘Sei una troia…’. ‘Sì, la tua troia sposata’. Vengo urlando, figa che lo strizza. Lui esplode dentro, sperma caldo che mi riempie. Non basta. Lo giro, lecco il suo culo, dita dentro. ‘Ti piace, eh?’. Lo fotto con la bocca, lo faccio venire in faccia. Sperma sui miei capelli grigi, sulle labbra. Insaziabile.
Torno a casa, doccia veloce. Marito rientra, ‘Com’è andata la giornata?’. Sorriso perfetto, ‘Bene, amore’. Cuore ancora batte forte. L’anello pulito, ma dentro il suo sperma mi cola piano dalle cosce. Il segreto mi eccita. Domani, ancora. Questa doppia vita… non la mollo. Mi fa viva.