Mi chiamo Sofia, ho 38 anni, sono un’avvocatessa rispettabile a Milano. Sposata da quindici anni con Marco, due figli, casa in periferia con giardino. Stasera, vigilia di Natale, dovrei essere a casa a preparare l’albero, con il tacchino in forno e i bambini eccitati. Invece… eccomi qui, in questa via innevata e gelida, travestita da Madre Natale. Short rosso cortissimo, top bianco che mi fascia le tette generose, cuissardes rosse che mi congelano i piedi. Il cappotto lungo mi copre, ma sotto… sotto ardo. Il cuore mi martella nel petto. L’anello nuziale luccica al dito, freddo contro la pelle bollente. È la mia doppia vita. Di giorno, impeccabile in tailleur. Di notte, questa adrenalina che mi fa bagnare solo a pensarci. Lui mi aspetta. Lo chiamo ‘il mio pericolo’. Non è un cliente, è la mia passione segreta. Un uomo che conosco da mesi, incontri rubati, messaggi criptati. Stasera, per Natale, ci siamo dati appuntamento qui, tra i paparazzi della strada e i suoi ‘amici’ che controllano tutto. Al è lì, nel suo Q7 nero, con i suoi scagnozzi. Brutali, volgari. Ma lui… lui è diverso. Padre Natale. Il frisson del rischio mi fa tremare più del freddo.
Una vecchia macchina arrugginita si ferma. La finestra si abbassa a fatica. ‘Ton prix est le mio’, dice con voce profonda, calda. Sorrido, apro il cappotto, il gelo mi punge la pelle nuda. ‘Sali, Madre Natale’. Entro, isolati dal mondo bianco là fuori. Calore umido dentro, odore di uomo. Mi guarda, barba bianca vera, pancia rotonda, occhi che bruciano. ‘Hai famiglia?’, chiedo, esitante. ‘Stasera no. Solo te’. Guidiamo verso l’albergo di Jo, quel buco lurido. Entriamo, lui paga senza chiedere, 100 euro. Jo ridacchia vedendoci in costume. Saliamo, camera che puzza di sborra e disinfettante. Chiudo la porta, cuore in gola. Mi levo il cappotto, resto in cuissardes e lingerie. Lui si spoglia piano: bretelle con elfi, poi il pantalone. Cazzo… enorme, come un mulo. Palle pesanti. Mi inginocchio, lo prendo in mano, vene pulsanti. ‘Cazzo, sei bagnata già’, mormora. Strappo il preservativo king size, lo infilo a fatica sul glande viola gonfio. Lo succhio, bocca piena, gola che si contrae. Non ce la faccio tutta, ma lecco, succhio le palle, lo masturbo veloce. Geme, ‘Brava troia di Natale’. Mi alzo, lo spingo sul letto. Mi lubrifico le labbra gonfie, gel freddo sulla figa calda. Mi metto a cavalcioni, gambe aperte sulle sue cosce pelose. Alzo il culo, punto il cazzo. Entra piano, mi spacca. ‘Ahhh… piano, è troppo grosso’. Ma scendo, centimetro per centimetro, fino alle palle che sbattono sul mio clito. Mi sento piena, dilatata. Inizio a cavalcare, su e giù, rotazioni del bacino. Le tette ballano, lui le afferra, pinza i capezzoli. ‘Più forte, Sofia’. Il cuore batte, penso a Marco a casa, all’anello che sfrega la sua pelle. Vengo tremando, figa che si contrae sul suo cazzo, urla soffocate. Lui non molla, mi ribalta, mi scopa missionario, colpi profondi che mi sfondano. ‘Ti riempio’, grugnisce. Sborra nel lattice, ondate calde che sento dentro. Io vengo di nuovo, tsunami, urlo come una pazza.
Il Segreto della Vigilia di Natale
Galoppata sulle scale. La porta esplode, Jo con pistola. ‘Che cazzo…’. Lui è veloce, tira fuori il suo ferro dal cappotto, bam! Jo crolla, sangue sul muro. Io urlo, nuda sulle cuissardes. Lui si riveste calmo, silenziatore sul cannone. ‘Non hai visto niente. Buon Natale’. Butta due mazzi di 500 euro sul letto. Esco barcollando, cadaveri ovunque: scagnozzi crivellati, Al accasciato nella Q7. Stringo i soldi nelle tasche del cappotto, corro alla stazione. Treno per la mia città natale? No, cambio idea. Torno a casa. Mi cambio in bagno della stazione: gonna grigia, camicetta, tacchi normali. Anello al dito, trucco soft. Taxi fino alla porta. Marco apre, ‘Dove eri?’. ‘Un’emergenza al lavoro, amore’. Bacio i bimbi, cena di Natale. Soldi nascosti, segreto intatto. Il cuore ancora batte forte. Domani banca per testare i 100.000. Colpevole? Un po’. Ma eccitata da morire. Questa doppia vita… è la mia droga. Il brivido di rischiare tutto, per un cazzo che mi spacca e un pericolo che mi salva. Buon Natale a me.