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La Mia Doppia Vita: La Confessione nel Sauna dei Glory Hole

Mi chiamo Sofia, ho 41 anni, avvocatessa in uno studio importante a Milano. Sposata con Marco da diciotto anni, due figli, casa perfetta in periferia. Fuori sembro la donna ideale: tailleur impeccabili, sorrisi professionali, l’anello nuziale che luccica al dito mentre firmo contratti. Ma dentro… dio, dentro brucio. L’adrenalina del proibito mi fa impazzire. Stasera ho mentito a Marco. ‘Riunione con clienti fino a tardi’, gli ho detto al telefono, la voce calma mentre il cuore mi martellava. Lui fiducioso, come sempre. Io invece sto scendendo le scale del sauna libertino vicino alla Stazione Centrale. Primo volta qui, sola. Niente nudismo in coppia come facevamo una volta. No, stavolta è mio, solo mio.

Entro, mi spoglio nello spogliatoio. Il peignoir che sfrega sulla pelle nuda, i capezzoli già duri per l’aria calda. Visito i piani: hammam fumoso, sale buie, ma i miei occhi puntano al seminterrato. La sala glory hole. Tre buchi nel muro, luce fioca da sotto la porta. Chiudo il verrou, cuore in gola. ‘Sofia, che fai?’, mi dico, ma la fica già pulsa. Mi metto in ginocchio, aspettiamo. Pochi secondi, e eccoli: un cazzo spunta dal buco di destra, duro, venoso. Lo prendo in mano, pelle calda, pulsazioni. L’anello di Marco sfrega contro la cappella mentre lo branlo piano. Escito un altro al centro, nero, enorme. ‘Madonna…’, sussurro. E il terzo a sinistra, curvo, familiare? Potrebbe essere… no, non stasera.

Il Segreto che Mi Consumava

Branlo tutti e tre, alternando. Mani unte di lubrificante, odore di maschio che riempie la stanza. Quello centrale cresce, venti centimetri almeno, spesso. Lo lecco, lingua sul frenulo, poi lo ingoio fino in gola. Tossisco piano, ma continuo. ‘Sì, troia’, gemo tra me, eccitata dal rischio. Il telefono vibra nella borsa – Marco? – lo ignoro, figa in fiamme. Mi tocco, dita dentro, bagnata fradicia. Quello di destra geme forte dall’altra parte, sborra caldo in bocca. Recupero, ingoio un po’, il resto cola sul mento. Ne arriva un altro. Ma il centro… lo voglio dentro. Prendo un preservativo dalla ciotola, glielo infilo tremando. Mi alzo, mi giro, culappio contro il muro. Guardo l’anello luccicare mentre afferro quel mostro e me lo infilo nella fica. ‘Ahhh!’, urlo piano. Enorme, mi riempie tutta. Spingo indietro, veloce, urgenza prima che finisca il tempo. Mani sui muri, branlo gli altri due per equilibrio. Vengo come una pazza, gambe che tremano, spasmi che mi squassano. Lui esplode dentro il lattice, io crollo in ginocchio, sborra ovunque: tette, viso, peignoir.

Altri cazzi, li finisco: pompini veloci, sborra in faccia, sul collo. Busso alla porta? No, esco sola, mi lavo alla meglio sotto la doccia, profumo forte per coprire l’odore. Rientro a casa alle undici, Marco dorme sul divano. ‘Com’è andata?’, borbotta mezzo addormentato. ‘Bene, stanca morta’, sorrido, baciandolo. La fica ancora sensibile, sborra secca sotto la gonna. Domani sarò di nuovo la moglie perfetta, l’avvocatessa seria. Ma stanotte… il segreto mi fa bagnare di nuovo. L’anello al dito, il brivido nel cuore. Non vedo l’ora della prossima bugia.

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