Mi chiamo Elena, ho 42 anni, sposata da 15 con Marco, due figli, lavoro in banca come responsabile filiali. Tutti mi vedono come la donna perfetta: elegante, sorridente, con l’anello che brilla al dito. Ma ho un segreto che mi fa bagnare solo a pensarlo. Sofia, la mia amante da sei mesi, quella che chiamo ‘amica del cuore’ per giustificare i nostri incontri. Oggi è un giorno festivo, dico a Marco che vado a fare una passeggiata in bosco con lei per sgranchire le gambe dopo il fallimento di un trekking. Lui annuisce, distratto dal giornale. Il cuore mi batte già forte mentre guido verso il punto d’incontro. Indosso un short attillato che mi segna il culo, senza mutande, e una canottiera leggera. L’anello nuziale sfrega contro il volante, un promemoria del rischio.
Ci incontriamo al parcheggio isolato. Sofia è lì, shorts pure lei, sudata dal caldo. ‘Hai una sete pazzesca, vero?’, mi dice con un sorriso complice. Camminiamo nel bosco, fingendo chiacchiere innocenti. Ma il mio clitoride pulsa già. Il tessuto del short mi strofina la fessa, e vedo la macchia umida tra le sue cosce. Ci fermiamo spesso, pretesti stupidi: una radice, una vista. Le mani sfiorano, gli sguardi si incatenano. ‘Elena, sei fradicia’, sussurra lei, infilando un dito sotto il mio short. Io arrossisco, ma non mi tiro indietro. L’odore della sua figa mi arriva, salato, eccitante. Il cuore mi martella: e se arriva qualcuno? Ma è proprio questo brivido che mi fa colare.
La Passeggiata che Nasconde il Fuoco
Arriviamo alla radura con la cisterna antincendio, quel rubinetto arrugginito che gocciola acqua torbida. ‘Finalmente!’, dico, ma non per bere. Ci nascondiamo dietro gli alberi, controlliamo che non ci sia anima viva. Niente. La bacio con urgenza, lingue che si divorano, seni che si premono. Le tiro giù gli shorts, la sua figa rasata è gonfia, bagnata. ‘Scopami, Sofia, veloce’. Lei mi spinge contro un tronco, dita dentro di me, tre, che mi fottono forte. Io le infilo la mano nella fica, sentendo le pareti contrarsi, il succo che cola sul palmo. ‘Cazzo, Elena, sei una troia sposata’, geme lei. Io vengo prima, un urlo soffocato, gambe che tremano. Poi è il suo turno: le lecco il clitoride, succhio i labbra gonfi, mentre lei mi piscia un po’ addosso, caldo, salato, il mio fetish segreto. ‘Pisciami in bocca’, imploro, e lei lo fa, poche gocce che ingoio, sapore acre che mi fa rabbrividire. Ci laviamo con l’acqua del rubinetto, usando la mia mutanda come spugna. Le lavo la figa piano, dita che scivolano dentro di nuovo, lei mi lava le ascelle sudate, mi lecca i capezzoli duri. Un altro orgasmo rapido, corpi appiccicati, sudore e pipì che si mischiano.
Ci rivestiamo di fretta, shorts appiccicosi, capelli arruffati. ‘Devo tornare a casa, Marco mi aspetta per cena’, dico, con la voce tremante. Lei mi bacia un’ultima volta: ‘Pensa a me mentre scopi tuo marito stasera’. Guido via, l’anello che luccica, la figa ancora pulsante. Arrivo, sorrido a Marco, preparo la tavola come una brava moglie. Ma dentro, l’eccitazione brucia: il segreto è salvo, la doppia vita intatta. Stasera, quando mi toccherò pensando a Sofia, verrò di nuovo, colpevole e felice. Questo brivido mi tiene viva.